30 dicembre 2025

Rilancio della professione infermieristica. Cambiare paradigma è possibile

Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Piano nazionale per l’assistenza infermieristica: la strategia per rendere attrattiva la professione


Negli ultimi anni il tema della
carenza di infermieri in Italia è diventato centrale nel dibattito sanitario e politico. Sempre più professionisti abbandonano il sistema sanitario o scelgono di lavorare all’estero, mentre le strutture sanitarie continuano a registrare una grave mancanza di personale.

Per questo motivo cresce la domanda: è possibile pensare a un Piano nazionale per l’assistenza infermieristica capace di rendere nuovamente attrattiva la professione?

La professione infermieristica potrà tornare attrattiva solo attraverso un cambiamento di paradigma, basato su tre elementi fondamentali:

  • miglioramento delle condizioni di lavoro
  • retribuzioni adeguate
  • reali opportunità di sviluppo professionale

In questo contesto, il dibattito sul Piano nazionale per l’assistenza infermieristica diventa cruciale per il futuro del sistema sanitario.

Lauree specialistiche in infermieristica: una vera svolta?

Tra le novità più recenti vi è il decreto per l’istituzione delle lauree specialistiche in infermieristica, arrivato in Parlamento con l’obiettivo di rafforzare la formazione universitaria.

Le nuove lauree specialistiche riguarderanno tre principali indirizzi:

  • Cure primarie e sanità pubblica
  • Cure pediatriche e neonatali
  • Cure intensive e dell’emergenza

Questo percorso è stato fortemente sostenuto dalla Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (FNOPI) e dai ministeri competenti, con l’obiettivo di aprire nuove prospettive di carriera.

Tuttavia, la questione centrale resta capire se queste misure possano realmente contribuire a un Piano nazionale per l’assistenza infermieristica capace di attrarre nuovi professionisti.

La carenza di infermieri: un problema strutturale

Parlare di nuove lauree specialistiche in un contesto in cui mancano circa 100.000 infermieri in Italia solleva interrogativi importanti.

Un aspetto concreto riguarda l’impatto organizzativo:

  • gli infermieri che accederanno ai percorsi specialistici
  • lasceranno temporaneamente scoperti posti di lavoro
  • negli ospedali
  • nelle case di comunità
  • nelle RSA

Questo avverrà almeno per la durata dei due anni di formazione.

Un Piano nazionale per l’assistenza infermieristica dovrebbe quindi tenere conto anche di questi effetti sul sistema sanitario.


Il nodo del riconoscimento professionale

Competenze avanzate senza adeguato inquadramento

Un’altra criticità riguarda il riconoscimento delle competenze professionali.

In Italia, molti infermieri acquisiscono competenze cliniche avanzate attraverso:

  • master di primo livello
  • percorsi formativi specialistici

Tuttavia, queste competenze spesso non corrispondono a un adeguato inquadramento contrattuale.

A differenza di quanto avviene in molti Paesi internazionali, il titolo acquisito non sempre si traduce in:

  • maggiore autonomia professionale
  • ruoli clinici specifici
  • miglioramenti economici

Il rischio di disaffezione e burnout

La mancanza di riconoscimento professionale può generare:

  • disaffezione verso la professione
  • burnout
  • aumento dell’abbandono del lavoro

Per questo motivo, un vero Piano nazionale per l’assistenza infermieristica dovrebbe partire dal riconoscimento delle competenze e dei titoli acquisiti.


Le evidenze internazionali sulla crisi infermieristica

Il 16 aprile 2025, il Consiglio Internazionale degli Infermieri (ICN) ha presentato un report globale sulla situazione del personale infermieristico.

L’indagine del Rosemary Bryant AO Research Centre, intitolata “Valutazione della sostenibilità globale del personale infermieristico”, raccoglie dati provenienti dalle principali associazioni nazionali di infermieri tra il 2021 e il 2024.

Il report IND2025 – “I nostri infermieri. Il nostro futuro. Prendersi cura degli infermieri rafforza le economie” evidenzia una crisi crescente legata a investimenti cronici insufficienti nel personale infermieristico.

Le parole della presidente ICN

La presidente dell’ICN Pamela Cipriano ha dichiarato:

molti infermieri nel mondo sono al limite, spinti al burnout e sottoposti a enormi pressioni fisiche, mentali ed emotive.

Tra le principali cause della crisi vengono evidenziate:

  • condizioni di lavoro inadeguate
  • compensi insufficienti
  • mancanza di protezione dalla violenza sul lavoro
  • assenza di reali opportunità di carriera

Secondo il report, investire sugli infermieri significa migliorare la salute della popolazione e rafforzare l’economia.


La situazione italiana: un’emergenza nazionale

Anche in Italia la situazione appare particolarmente critica.

Secondo Walter De Caro, presidente della Consociazione Nazionale delle Associazioni Infermiere/i (CNAI) e rappresentante ICN per l’Italia:

una carenza di oltre 100.000 infermieri non è solo una mancanza di personale, ma una vera emergenza nazionale.

Questa situazione rischia di compromettere:

  • la qualità dell’assistenza sanitaria
  • la sicurezza dei pazienti
  • la sostenibilità del sistema sanitario

Un Piano nazionale per l’assistenza infermieristica potrebbe rappresentare uno strumento strategico per affrontare questa emergenza.

Perché serve un Piano nazionale per l’assistenza infermieristica

Molti decisori continuano a privilegiare soluzioni a breve termine, invece di investimenti strutturali per affrontare le cause profonde della crisi.

Un vero Piano nazionale per l’assistenza infermieristica dovrebbe puntare su interventi sistemici.

Le possibili azioni strategiche

Tra le principali misure proposte:

  • sviluppare un piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato, stabilizzando anche il personale precario
  • introdurre un Contratto Nazionale Unico per sanità pubblica, convenzionata e privata, con uguali diritti e stipendi
  • aumentare gli investimenti nella professione infermieristica, allineando gli stipendi alla media europea
  • riconoscere la professione infermieristica come professione usurante
  • agevolare i percorsi universitari, con rette più accessibili per gli studenti

Queste azioni potrebbero contribuire a costruire un Piano nazionale per l’assistenza infermieristica realmente efficace.


Conclusione: investire sugli infermieri significa rafforzare il sistema sanitario

Valorizzare la professione infermieristica non significa solo migliorare la condizione dei professionisti, ma rafforzare l’intero sistema sanitario.

Investire nella crescita, nella motivazione e nel riconoscimento degli infermieri permette di:

  • migliorare l’efficacia dell’assistenza
  • aumentare la qualità delle cure
  • garantire maggiore sicurezza per i pazienti

Un vero Piano nazionale per l’assistenza infermieristica può creare un circolo virtuoso capace di valorizzare competenze, rafforzare la fiducia professionale e migliorare i risultati sanitari.

Per questo motivo il tema non riguarda solo la professione infermieristica, ma il futuro della sanità e della salute pubblica nel Paese.

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Come funziona l'iniziativa dei cittadini europei La proposta sul reddito di base europeo incondizionato è stata registrata dalla Commissione Europea il 7 luglio 2026 . Attualmente la raccolta firme non è ancora iniziata. Le prossime fasi Gli organizzatori avranno: 6 mesi di tempo dalla registrazione per completare gli aspetti organizzativi e fissare la data di avvio della raccolta firme; 12 mesi per raccogliere le adesioni una volta aperta ufficialmente l'iniziativa. Per consentire alla Commissione Europea di esaminare formalmente la proposta sarà necessario raggiungere contemporaneamente due requisiti: almeno 1 milione di firme di cittadini dell'Unione Europea; superare la soglia minima prevista in almeno 7 Stati membri. Reddito di base europeo incondizionato e povertà in Italia Il tema del reddito di base europeo incondizionato assume particolare rilevanza anche alla luce dei dati italiani sulla povertà. 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