15 febbraio 2026

Esseri umani polverizzati a Gaza

Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Bombe termobariche a Gaza: cosa sono e cosa sta accadendo ai civili palestinesi

Tempo di lettura: 8 minuti


Il tema delle bombe termobariche a Gaza è diventato centrale nel dibattito internazionale dopo diverse inchieste giornalistiche che hanno sollevato accuse molto gravi riguardo al loro utilizzo nel conflitto israelo-palestinese.

Secondo alcune fonti investigative, dal 7 ottobre 2023 migliaia di palestinesi sarebbero scomparsi nel nulla, “polverizzati” dall’utilizzo di armi altamente distruttive come le bombe termobariche. Si tratta di ordigni che, una volta esplosi, producono temperature estremamente elevate e un effetto di pressione devastante.

Le bombe termobariche a Gaza, chiamate anche “bombe a vuoto”, sono oggetto di forte controversia internazionale perché il loro utilizzo è considerato estremamente pericoloso soprattutto nelle aree densamente popolate.

Un’inchiesta giornalistica pubblicata da Al Jazeera nel febbraio 2026 ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica nuove accuse riguardo l’uso di queste armi.

Bombe termobariche a Gaza: cosa sono e cosa sta accadendo ai civili palestinesi

Bombe termobariche a Gaza: cosa sostiene l’inchiesta giornalistica

Secondo l’inchiesta citata, dal 7 ottobre 2023 tremila palestinesi sarebbero scomparsi nel nulla, polverizzati dalle bombe termobariche a Gaza, armi che alcune fonti indicano come fornite dagli Stati Uniti e vietate da diverse convenzioni internazionali.

Le bombe termobariche sono conosciute anche come “bombe a vuoto” perché generano un effetto di combustione e pressione estremamente violento.

Una volta sganciate, queste armi possono:

  • generare temperature fino a 3.500°C
  • provocare la vaporizzazione dei corpi
  • lasciare tracce biologiche minime o frammenti ossei

Secondo la Protezione Civile di Gaza, oltre 2.800 palestinesi sarebbero stati “evaporati” o dissolti in nubi di cenere, rendendo i corpi irriconoscibili e spesso impossibili da recuperare.

Questo è uno degli aspetti più drammatici legati all’utilizzo delle bombe termobariche a Gaza.

Come funzionano le bombe termobariche

Per comprendere la portata delle accuse legate alle bombe termobariche a Gaza, è importante capire il loro funzionamento.

Il meccanismo d’azione

Le bombe termobariche operano attraverso un processo in due fasi:

  1. Dispersione di una nube di combustibile
  2. Accensione della nube e combustione immediata

Quando l’ordigno esplode:

  • il combustibile si disperde nell’aria
  • la nube si accende
  • l’esplosione consuma l’ossigeno circostante

Questo processo genera:

  • un’onda d’urto estremamente potente
  • un effetto di “vuoto”
  • temperature altissime

L’impatto delle bombe termobariche a Gaza risulta particolarmente devastante in zone densamente popolate, dove l’effetto dell’esplosione può estendersi a edifici, rifugi e infrastrutture civili.

Arresti e detenzioni dal 7 ottobre 2023

Il conflitto iniziato il 7 ottobre 2023 ha prodotto numeri molto elevati anche sul piano delle detenzioni.

Secondo diverse fonti:

  • 32.000 palestinesi sono stati arrestati
  • 9.000 sono ancora in prigione

Molti detenuti, secondo alcune testimonianze, sarebbero morti in carcere a causa di:

  • privazione di cibo
  • mancanza di acqua
  • torture

Questi dati vengono spesso citati nel contesto delle accuse legate alle bombe termobariche a Gaza e più in generale alle conseguenze umanitarie del conflitto.

I morti e le vittime civili

Le cifre riportate da varie fonti indicano un numero molto elevato di vittime.

Dall’ottobre 2025, durante la cosiddetta fase di tregua trumpiana, si contano:

  • centinaia di palestinesi morti
  • tra cui donne, bambini, anziani e malati

A questi numeri si aggiungono:

  • circa 70.000 vittime nel biennio precedente
  • persone sepolte sotto le macerie
  • migliaia di mutilati

Le accuse sull’utilizzo delle bombe termobariche a Gaza si inseriscono in questo contesto di violenza prolungata.

La situazione in Cisgiordania

Negli ultimi anni si è registrata anche una intensificazione della violenza dei coloni in Cisgiordania.

Parallelamente, la comunità internazionale discute il futuro della ricostruzione della Striscia di Gaza.

Secondo alcune dichiarazioni, il presidente americano Donald Trump starebbe lavorando a un piano di ricostruzione che trasformerebbe Gaza in una nuova area di sviluppo economico.

Tra le ipotesi discusse:

  • hotel di lusso
  • infrastrutture tecnologiche avanzate
  • nuovi investimenti immobiliari

Il contrasto tra queste prospettive e la realtà delle bombe termobariche a Gaza alimenta un forte dibattito internazionale.

La ricostruzione di Gaza e gli interessi geopolitici

Molti osservatori sostengono che intorno alla ricostruzione di Gaza si stia sviluppando una competizione tra diversi governi e attori internazionali.

Diversi presidenti e governi avrebbero manifestato interesse a partecipare ai progetti di ricostruzione.

Secondo alcune analisi:

  • la posta in gioco è economica
  • ma anche politica e strategica

Il rischio denunciato da molti commentatori è che si arrivi a ricostruire territori devastati dal conflitto senza affrontare le cause profonde della crisi umanitaria.

Il ruolo dei media nel racconto del conflitto

Un altro tema centrale riguarda il modo in cui il conflitto viene raccontato.

Molti osservatori sostengono che oggi:

  • i telegiornali parlano meno di Gaza
  • la situazione umanitaria riceve meno attenzione mediatica

Tra le immagini riportate da testimonianze e ONG si parla di:

  • bambini morti assiderati
  • popolazione costretta a vivere nell’acqua e nel freddo
  • tende distrutte
  • ONG che non riescono a portare aiuti nella Striscia

Questo contesto rende ancora più controverso il tema delle bombe termobariche a Gaza.


Le testimonianze dei medici

Negli ultimi mesi sono circolate sui social diverse testimonianze di operatori sanitari impegnati come volontari nella Striscia di Gaza.

Uno dei video più condivisi è quello di un medico di Verona volontario a Gaza, che racconta la sua esperienza con grande emozione.

Nel video il medico descrive scene molto dure, parlando di bambini uccisi mentre si trovavano vicino alle linee di confine.

Le testimonianze dei medici sono spesso utilizzate per documentare le conseguenze del conflitto e delle bombe termobariche a Gaza.

Le accuse contro Francesca Albanese

In questo contesto si inserisce anche il caso di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.

Secondo alcune dichiarazioni, Albanese sarebbe stata accusata da Parigi di aver pronunciato “frasi oltraggiose contro Israele”.

Per questo motivo sono state avanzate richieste di dimissioni.

Anche in Italia il tema ha generato un dibattito politico.

Il ministro Matteo Salvini ha dichiarato:

“Albanese deve dimettersi”.

Anche il partito Fratelli d’Italia ha espresso critiche nei confronti della relatrice ONU, arrivando a promuovere una raccolta firme per chiederne le dimissioni.

Il dibattito politico internazionale

Il conflitto israelo-palestinese continua a generare forti divisioni nella politica internazionale.

Da un lato si sostiene che l’azione militare sia una risposta agli attacchi del 7 ottobre 2023, quando Hamas ha compiuto un massacro di cittadini israeliani.

Dall’altro lato molte organizzazioni umanitarie denunciano:

  • crimini di guerra
  • violazioni dei diritti umani
  • uso di armi come le bombe termobariche a Gaza

La Corte Internazionale ha aperto procedimenti e accuse nei confronti di alcune figure politiche coinvolte nel conflitto.

Conclusione

Il tema delle bombe termobariche a Gaza rappresenta uno degli aspetti più controversi e drammatici del conflitto israelo-palestinese.

Le accuse sull’utilizzo di queste armi sollevano interrogativi importanti su:

  • il rispetto delle convenzioni internazionali
  • la protezione dei civili
  • il ruolo della comunità internazionale

Allo stesso tempo, il dibattito politico e mediatico continua a dividere governi, istituzioni e opinione pubblica.

Comprendere cosa sta accadendo realmente richiede informazione, analisi critica e attenzione alle fonti, perché solo attraverso una conoscenza approfondita dei fatti è possibile affrontare temi complessi come il conflitto in Medio Oriente.



Fonti

Al Jazeera – febbraio 2026
TRT World
Il Fatto Quotidiano
Il Manifesto


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Cos'è il reddito di base europeo incondizionato Il reddito di base europeo incondizionato (RBI) è una proposta sostenuta da un'Iniziativa dei Cittadini Europei che mira a introdurre una misura valida in tutta l'Unione Europea. Dal punto di vista politico, la proposta è sostenuta principalmente da: movimenti civici europei; il gruppo The Left al Parlamento europeo; i Verdi europei; alcuni parlamentari europei. L'obiettivo del reddito di base europeo incondizionato è contrastare la crescente precarietà economica, anche alla luce delle trasformazioni del mercato del lavoro causate dall'automazione e dall'intelligenza artificiale. Il Pilastro europeo dei diritti sociali Il reddito di base europeo incondizionato trova il proprio riferimento nel Pilastro europeo dei diritti sociali. Questo documento individua 20 principi fondamentali che guidano le politiche sociali e del lavoro degli Stati membri. I tre pilastri principali riguardano: pari opportunità condizioni di lavoro eque protezione sociale e inclusione Si tratta, tuttavia, di un documento non vincolante , la cui attuazione resta affidata alle autorità nazionali, regionali e locali. Gli obiettivi dell'Unione Europea contro la povertà La Commissione Europea ha fissato una serie di obiettivi in materia di: occupazione; competenze; inclusione sociale. Tra i risultati attesi vi è la riduzione del numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale. L'obiettivo indicato dalla Commissione prevede infatti che il numero delle persone in questa condizione diminuisca di almeno 15 milioni entro il 2030 . In questo contesto, il reddito di base europeo incondizionato viene considerato da alcuni gruppi politici uno strumento utile per raggiungere tali finalità. Perché si propone il reddito di base europeo incondizionato Una misura contro la povertà Il reddito di base europeo incondizionato nasce con l'obiettivo di ridurre il numero di cittadini che vivono in condizioni di povertà, soprattutto negli Stati membri che non garantiscono redditi minimi adeguati. La misura riguarda anche coloro che, pur avendo un'occupazione, non riescono a sostenere il costo della vita e ad acquistare il cosiddetto paniere dei beni essenziali. Gli obiettivi della proposta Secondo i promotori, il reddito di base europeo incondizionato consentirebbe di: garantire una soglia minima di sussistenza dignitosa; scollegare la sopravvivenza economica dal solo lavoro subordinato; offrire maggiore potere contrattuale ai lavoratori; contrastare il fenomeno del lavoro sottopagato; tutelare i cittadini dagli effetti dell'automazione e dell'intelligenza artificiale; ridurre il rischio di indebitamento. Come funziona l'iniziativa dei cittadini europei La proposta sul reddito di base europeo incondizionato è stata registrata dalla Commissione Europea il 7 luglio 2026 . Attualmente la raccolta firme non è ancora iniziata. Le prossime fasi Gli organizzatori avranno: 6 mesi di tempo dalla registrazione per completare gli aspetti organizzativi e fissare la data di avvio della raccolta firme; 12 mesi per raccogliere le adesioni una volta aperta ufficialmente l'iniziativa. Per consentire alla Commissione Europea di esaminare formalmente la proposta sarà necessario raggiungere contemporaneamente due requisiti: almeno 1 milione di firme di cittadini dell'Unione Europea; superare la soglia minima prevista in almeno 7 Stati membri. Reddito di base europeo incondizionato e povertà in Italia Il tema del reddito di base europeo incondizionato assume particolare rilevanza anche alla luce dei dati italiani sulla povertà. Secondo i dati ISTAT richiamati nel testo: il 9,8% della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta; le persone coinvolte sono stabilmente 5,7 milioni . Numeri che riportano al centro del dibattito la necessità di individuare strumenti efficaci di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale. Conclusione: una nuova opportunità per il contrasto alla povertà? Il reddito di base europeo incondizionato rappresenta una proposta che punta a rafforzare la protezione sociale nell'Unione Europea, garantendo un sostegno economico minimo ai cittadini e affrontando le nuove sfide poste dalla precarietà lavorativa e dall'evoluzione tecnologica. Resta ora da verificare se l'iniziativa riuscirà a raccogliere il consenso necessario per essere esaminata dalle istituzioni europee. Alla luce dell'aumento della povertà assoluta e delle difficoltà economiche che interessano milioni di cittadini, il dibattito sul reddito di base europeo incondizionato potrebbe tornare ad assumere un ruolo centrale nelle future politiche sociali dell'Unione Europea.
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