Esseri umani polverizzati a Gaza
Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Bombe termobariche a Gaza: cosa sono e cosa sta accadendo ai civili palestinesi
Tempo di lettura: 8 minuti
Il tema delle bombe termobariche a Gaza è diventato centrale nel dibattito internazionale dopo diverse inchieste giornalistiche che hanno sollevato accuse molto gravi riguardo al loro utilizzo nel conflitto israelo-palestinese.
Secondo alcune fonti investigative, dal 7 ottobre 2023 migliaia di palestinesi sarebbero scomparsi nel nulla, “polverizzati” dall’utilizzo di armi altamente distruttive come le bombe termobariche. Si tratta di ordigni che, una volta esplosi, producono temperature estremamente elevate e un effetto di pressione devastante.
Le bombe termobariche a Gaza, chiamate anche “bombe a vuoto”, sono oggetto di forte controversia internazionale perché il loro utilizzo è considerato estremamente pericoloso soprattutto nelle aree densamente popolate.
Un’inchiesta giornalistica pubblicata da
Al Jazeera nel febbraio 2026 ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica nuove accuse riguardo l’uso di queste armi.

Bombe termobariche a Gaza: cosa sostiene l’inchiesta giornalistica
Secondo l’inchiesta citata, dal 7 ottobre 2023 tremila palestinesi sarebbero scomparsi nel nulla, polverizzati dalle bombe termobariche a Gaza, armi che alcune fonti indicano come fornite dagli Stati Uniti e vietate da diverse convenzioni internazionali.
Le bombe termobariche sono conosciute anche come “bombe a vuoto” perché generano un effetto di combustione e pressione estremamente violento.
Una volta sganciate, queste armi possono:
- generare temperature fino a 3.500°C
- provocare la vaporizzazione dei corpi
- lasciare tracce biologiche minime o frammenti ossei
Secondo la Protezione Civile di Gaza, oltre 2.800 palestinesi sarebbero stati “evaporati” o dissolti in nubi di cenere, rendendo i corpi irriconoscibili e spesso impossibili da recuperare.
Questo è uno degli aspetti più drammatici legati all’utilizzo delle bombe termobariche a Gaza.
Come funzionano le bombe termobariche
Per comprendere la portata delle accuse legate alle bombe termobariche a Gaza, è importante capire il loro funzionamento.
Il meccanismo d’azione
Le bombe termobariche operano attraverso un processo in due fasi:
- Dispersione di una nube di combustibile
- Accensione della nube e combustione immediata
Quando l’ordigno esplode:
- il combustibile si disperde nell’aria
- la nube si accende
- l’esplosione consuma l’ossigeno circostante
Questo processo genera:
- un’onda d’urto estremamente potente
- un effetto di “vuoto”
- temperature altissime
L’impatto delle bombe termobariche a Gaza risulta particolarmente devastante in zone densamente popolate, dove l’effetto dell’esplosione può estendersi a edifici, rifugi e infrastrutture civili.
Arresti e detenzioni dal 7 ottobre 2023
Il conflitto iniziato il 7 ottobre 2023 ha prodotto numeri molto elevati anche sul piano delle detenzioni.
Secondo diverse fonti:
- 32.000 palestinesi sono stati arrestati
- 9.000 sono ancora in prigione
Molti detenuti, secondo alcune testimonianze, sarebbero morti in carcere a causa di:
- privazione di cibo
- mancanza di acqua
- torture
Questi dati vengono spesso citati nel contesto delle accuse legate alle bombe termobariche a Gaza e più in generale alle conseguenze umanitarie del conflitto.
I morti e le vittime civili
Le cifre riportate da varie fonti indicano un numero molto elevato di vittime.
Dall’ottobre 2025, durante la cosiddetta fase di tregua trumpiana, si contano:
- centinaia di palestinesi morti
- tra cui donne, bambini, anziani e malati
A questi numeri si aggiungono:
- circa 70.000 vittime nel biennio precedente
- persone sepolte sotto le macerie
- migliaia di mutilati
Le accuse sull’utilizzo delle bombe termobariche a Gaza si inseriscono in questo contesto di violenza prolungata.
La situazione in Cisgiordania
Negli ultimi anni si è registrata anche una intensificazione della violenza dei coloni in Cisgiordania.
Parallelamente, la comunità internazionale discute il futuro della ricostruzione della Striscia di Gaza.
Secondo alcune dichiarazioni, il presidente americano Donald Trump starebbe lavorando a un piano di ricostruzione che trasformerebbe Gaza in una nuova area di sviluppo economico.
Tra le ipotesi discusse:
- hotel di lusso
- infrastrutture tecnologiche avanzate
- nuovi investimenti immobiliari
Il contrasto tra queste prospettive e la realtà delle bombe termobariche a Gaza alimenta un forte dibattito internazionale.
La ricostruzione di Gaza e gli interessi geopolitici
Molti osservatori sostengono che intorno alla ricostruzione di Gaza si stia sviluppando una competizione tra diversi governi e attori internazionali.
Diversi presidenti e governi avrebbero manifestato interesse a partecipare ai progetti di ricostruzione.
Secondo alcune analisi:
- la posta in gioco è economica
- ma anche politica e strategica
Il rischio denunciato da molti commentatori è che si arrivi a ricostruire territori devastati dal conflitto senza affrontare le cause profonde della crisi umanitaria.
Il ruolo dei media nel racconto del conflitto
Un altro tema centrale riguarda il modo in cui il conflitto viene raccontato.
Molti osservatori sostengono che oggi:
- i telegiornali parlano meno di Gaza
- la situazione umanitaria riceve meno attenzione mediatica
Tra le immagini riportate da testimonianze e ONG si parla di:
- bambini morti assiderati
- popolazione costretta a vivere nell’acqua e nel freddo
- tende distrutte
- ONG che non riescono a portare aiuti nella Striscia
Questo contesto rende ancora più controverso il tema delle bombe termobariche a Gaza.
Le testimonianze dei medici
Negli ultimi mesi sono circolate sui social diverse testimonianze di operatori sanitari impegnati come volontari nella Striscia di Gaza.
Uno dei video più condivisi è quello di un medico di Verona volontario a Gaza, che racconta la sua esperienza con grande emozione.
Nel video il medico descrive scene molto dure, parlando di bambini uccisi mentre si trovavano vicino alle linee di confine.
Le testimonianze dei medici sono spesso utilizzate per documentare le conseguenze del conflitto e delle bombe termobariche a Gaza.
Le accuse contro Francesca Albanese
In questo contesto si inserisce anche il caso di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.
Secondo alcune dichiarazioni, Albanese sarebbe stata accusata da Parigi di aver pronunciato “frasi oltraggiose contro Israele”.
Per questo motivo sono state avanzate richieste di dimissioni.
Anche in Italia il tema ha generato un dibattito politico.
Il ministro Matteo Salvini ha dichiarato:
“Albanese deve dimettersi”.
Anche il partito Fratelli d’Italia ha espresso critiche nei confronti della relatrice ONU, arrivando a promuovere una raccolta firme per chiederne le dimissioni.
Il dibattito politico internazionale
Il conflitto israelo-palestinese continua a generare forti divisioni nella politica internazionale.
Da un lato si sostiene che l’azione militare sia una risposta agli attacchi del 7 ottobre 2023, quando Hamas ha compiuto un massacro di cittadini israeliani.
Dall’altro lato molte organizzazioni umanitarie denunciano:
- crimini di guerra
- violazioni dei diritti umani
- uso di armi come le bombe termobariche a Gaza
La Corte Internazionale ha aperto procedimenti e accuse nei confronti di alcune figure politiche coinvolte nel conflitto.
Conclusione
Il tema delle bombe termobariche a Gaza rappresenta uno degli aspetti più controversi e drammatici del conflitto israelo-palestinese.
Le accuse sull’utilizzo di queste armi sollevano interrogativi importanti su:
- il rispetto delle convenzioni internazionali
- la protezione dei civili
- il ruolo della comunità internazionale
Allo stesso tempo, il dibattito politico e mediatico continua a dividere governi, istituzioni e opinione pubblica.
Comprendere cosa sta accadendo realmente richiede informazione, analisi critica e attenzione alle fonti, perché solo attraverso una conoscenza approfondita dei fatti è possibile affrontare temi complessi come il conflitto in Medio Oriente.
Fonti
Al Jazeera – febbraio 2026
TRT World
Il Fatto Quotidiano
Il Manifesto
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