Come nasce l’articolo 32 della Costituzione. La vera etica della politica di un tempo
Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Sai come nasce l’articolo 32 della Costituzione? La sua storia è molto interessante da un punto di vista storico, ma anche etico e deontologico

L’etica è importante nella politica ieri come oggi
L’etica in politica rappresenta un insieme di principi morali che dovrebbero guidare chi governa e chi fa scelte pubbliche. Questa riguarda il bene comune, non l’interesse personale, l’onestà, la trasparenza, la legalità, il rispetto dei diritti e della dignità delle persone.
Fatta questa importante premessa vediamo le radici dei fondamentali della nostra Costituzione con particolare riferimento all’articolo 32
Il suo testo viene discusso per la prima volta il 24 aprile del 1947 dall’allora Assemblea Costituente. La Commissione dei 75 membri incaricata di predisporre la prima bozza della Costituzione, aveva proposto la seguente formulazione: “la Repubblica tutela la salute, promuove l’igiene e garantisce cure gratuite agli indigenti”.
Nella commissione dei 75, non vi era la presenza di alcun medico. Vi fu subito una proposta di soppressione da parte di un folto gruppo di costituenti, quasi tutti appartenenti alla Democrazia Cristiana.
Tra questi spiccava il nome dell’onorevole Fiorentino Sullo, che prendendo la parola spiegò le motivazioni della loro scelta unanime. I limiti erano i bilanci, in cui (a suo dire) è stata comunque tutelata la salute ed è stata sempre promossa l’igiene (quindi spendere altri soldi per questo tema era superfluo e dispendioso).
A questo diniego reagì un medico, il professore Giuseppe Caronia del Partito Popolare, grande amico di Luigi Sturzo, famoso per i grandi studi di allora sulle malattie infettive.
Fu proprio lui a proporre, dando così una preventiva risposta all'onorevole Sullo, che voleva escludere dalla Costituzione ogni cenno ad una delle più alte funzioni dello Stato e ad uno dei diritti più sacrosanti del cittadino, un testo che coincide con quello dell'attuale art.32 della Costituzione: “la Repubblica tutela la Salute come fondamentale diritto dell’individuo e generale interesse della collettività”.
Malattia e libertà
A sostegno di questa proposta intervenne il socialista e onorevole Mario Merighi medico di fama internazionale per gli studi sulla tubercolosi. Affermò da subito che una persona malata che subisce una malattia non è più una persona libera, per cui bisognava parlare del diritto fondamentale della persona alla tutela della salute, che è il primo requisito essenziale per la libertà dell’individuo.
Un individuo malato non è un uomo libero
Ecco perché viene proposto da questi ultimi, che il problema sanitario entri nella Costituzione italiana, attenendosi quindi ad un principio di libertà fondamentale dell’individuo.
Questi discorsi avevano smosso le coscienze di tanti, al punto che alla fine della discussione l’onorevole Giulio Andreotti affermò che “tutto il gruppo democristiano” avrebbe votato per questo primo comma proposto dall’onorevole Caronia, quindi venne approvato in lunga maggioranza.
Un altro medico l’onorevole Alberto Maria Cavallotti, del Partito Comunista si espresse affermando che differentemente da altre tematiche, quello della Salute conteneva interpretatori e studiosi imparziali cioè: medici, sanitari, scienziati. Che si esprimevano attraverso la scienza e non la politica.
Cavallotti in questo contesto descrisse lo stato di salute del popolo italiano.
Stato di salute del popolo italiano
In Italia 50.000 persone muoiono ogni anno di tubercolosi, dato fornito dall’Alto Commissariato per la sanità e ci sono 500 mila tubercolotici che circolano. Continua poi, che ogni anno più di 100 bambini lattanti su 1000 nati vivi, muoiono a causa della grande diffusione di malattie infantili. Certe malattie che prima erano rarità cliniche, sono diventate la normalità nelle corsie di ospedale.
La situazione del popolo italiano era questa. E la ragione doveva essere ricercata nel tenore e nelle condizioni di vita del popolo italiano: case tugurio dove il sole entrava raramente, le norme di igiene erano un miraggio.
Un inchiesta fatta nel 1934
Rimarcava che 1 milione e 400.000 abitazioni erano prive di latrine e 1 milione e 800.000 non avevano l’acqua. In alcune città del sud Italia più di 30.000 persone vivevano in più di 10 in una stanza sola.
Grazie all’impegno di tre uomini, divisi su tutto da un punto di vista politico, ma accomunati dalla passione per la professione medica, superarono ogni miopia e ideologia che potesse fermare il loro lavoro a favore del popolo italiano.
In forza della loro tensione al bene comune e del sentito riconoscimento della centralità della dignità di ogni persona umana, seppero regalare alla storia del nostro paese una disposizione costituzionale senza precedenti.
Ma oggi il "bene comune" è ancora un valore da salvaguardare per i politici italiani?
Fonte:
Luca Antonini, Stefano Zamagni, Pensare la Sanità, Ed. Studium 2025.


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