Sono arrabbiata. Per gli infermieri solo parole e prese in giro
Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Sono molto arrabbiata e ho tutto il diritto di dire la mia, perché sono un' infermiera, una cittadina italiana e una potenziale paziente

Sono molto arrabbiata e ho tutto il diritto di dire la mia, perché sono un infermiera, una cittadina italiana e una potenziale paziente. Una paziente (spero nel lontano futuro) che avrebbe paura di essere assistita da “non infermieri”. Un paziente che pagando le tasse per una vita intera, vorrebbe e pretenderebbe di ricevere un’assistenza in tutta sicurezza.
Sono un infermiera che paga una tassa all’Ordine Professionale. Dove il compito principale dello stesso Ordine è garantire la qualità delle prestazioni sanitarie a tutela del cittadino e vigilare sulla deontologia, la formazione e l'abusivismo degli iscritti all'albo. Ma anche un compito di rappresentanza dei professionisti infermieri.
Rappresentanza che si dovrebbe tradurre in portare avanti i diritti degli iscritti, dei professionisti, che ad oggi risultano completamente inascoltati.
Perché ancora oggi nessuno si accorge o fa finta di non accorgersi del valore della professione infermieristica?
Assistiamo solo a prese in giro, manipolazioni, fotografie postate sui social da parte di politici e figure istituzionali ridenti che promettono mare e monti. Tanti slogan e disinformazione, che si esacerba in campagna elettorale, dove le promesse si sprecano e poi tutto svanisce come neve al sole.
Intanto l’inflazione cresce, gli stipendi sono fermi e gli infermieri sono i nuovi poveri al Nord Italia, dove tutto è più caro
Gli stipendi medi di circa 1.500-1.700 euro che, secondo analisi basate su dati Istat, spesso non superano la soglia di povertà (specialmente in città del Nord).
Dopo anni di università, i risultati non sono diversi dal passato quando i titoli venivano rilasciati dalle scuole regionali
In questi giorni mentre scorrevo i vari social, osservavo con piacere la contentezza di alcuni medici mentre pubblicavano foto e video girati durante viaggi, in mete favolose come la California il Messico e l'Australia.
Faccio una premessa: sono felice che i professionisti medici vengano valorizzati com'è giusto che sia. Voglio usare solo un paragone infelice che fa pensare all'arretratezza con cui si concepiscono figure fondamentali e centrali della sanità italiana, e la grande differenza di trattamento.
Si facevano ritrarre con personaggi dello spettacolo famosi. Ben venga. Location da sogno, che solo chi guadagna tanto si può permettere.
I viaggi aggiungiamo danno un grande ritorno di immagine, anche professionale questo è innegabile. Diciamo che la persona la guardi diversamente dopo tanto luccichio.
A fronte di questo non ho visto nel tempo, molti post, foto e video in cui gli infermieri attraversano l’oceano verso mete lussuose e lontane.
O meglio a volte può accadere, ma per poterlo fare devi fare un salvadanaio e riempirlo per almeno un anno, ovviamente facendo delle rinunce.
INGIUSTO e discriminatorio
Gli infermieri hanno tra le mani la vita del paziente, una formazione universitaria, ma vengono pagati da semplici operai.
L’aspetto economico rappresenta per la società l’autorevolezza della figura professionale, non a caso in Italia la figura dell’infermiere è sottostimata, negli Stati Uniti ad esempio ma anche in Canada ti fanno il saluto militare mentre passi, soprattutto in alcune funzioni.
Ricordo ancora un episodio che mi ha colpito molto. Dopo il covid una collega e amica infermiera andò a trovare i fratelli a New York. In aeroporto le chiesero dove fosse diretta e quale lavoro svolgesse.
Appena lei rispose sono un "infermiera":
- Il personale della sicurezza e i poliziotti si fermarono si allinearono e fecero il saluto militare, a parte farle saltare la fila. Aggiungendo poi queste parole:
“Onore a voi” che risuonano come "grazie per quello che fate per il paese".
Inutile ogni commento e nessun paragone con il trattamento a noi riservato in Italia.
Ma ribadisco lo sdegno perché nessuno vuole che l’infermiere possa davvero essere riconosciuto per il suo valore.
Un valore che passa per primo dallo stipendio dignitoso, rapportato alle competenze e alla responsabilità. Vali quanto ti pago. Ma vale anche il contrario.
Se la vita di ogni uomo non ha prezzo, quella di colui che la salva allora?


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