28 gennaio 2026

La leadership tossica può rovinare la vita del lavoratore

Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Leadership tossica sul lavoro: come riconoscerla e difendersi da un ambiente lavorativo malsano

Tempo di lettura: 6 minuti


Vi è mai capitato di vivere in una realtà lavorativa tossica? E soprattutto: come avete reagito?

Negli ultimi giorni si è parlato molto del caso Amazon, con dipendenti controllati in modo estremamente invasivo: monitorati nei tempi di pausa, nella produttività oraria e in alcuni casi perfino nella gestione dei bisogni personali. Dati e prestazioni vengono pubblicati per confrontare chi produce di più con chi registra cali di rendimento.

Questi episodi riportano al centro dell’attenzione un tema sempre più discusso: la leadership tossica sul lavoro e le sue conseguenze sui lavoratori.

Secondo diverse testimonianze, in alcune realtà aziendali vengono condivise tra manager informazioni personali dei dipendenti, riguardanti salute, problemi familiari o economici, fino ad arrivare a elementi sensibili come l’etnia. Una violazione evidente della privacy e dei diritti dei lavoratori.

Amazon rappresenta una realtà aziendale americana importata anche in Italia, ma il tema della leadership tossica sul lavoro non riguarda solo grandi multinazionali. La domanda che molti si pongono è un’altra.


Leadership tossica sul lavoro: esiste anche nelle aziende italiane?

Siamo davvero sicuri che questo stile di gestione non sia già presente anche nelle aziende italiane, magari in forme più sottili e meno evidenti?

È possibile che, anche in realtà sanitarie o in altri settori professionali, esistano middle manager che adottano comportamenti simili, ma che non vengono denunciati per il timore di ritorsioni.

Molti lavoratori accettano condizioni difficili perché hanno bisogno di lavorare e perché il timore di perdere il posto può portare a tollerare situazioni che compromettono l’equilibrio psicologico e fisico.

In alcuni contesti aziendali, infatti, la gestione viene affidata a figure di leadership orientate esclusivamente al profitto e alla produttività, trascurando completamente il fattore umano.


Cos’è la leadership tossica

La leadership tossica sul lavoro è uno stile di gestione distruttivo, basato su:

  • abuso di potere
  • arroganza
  • manipolazione

Questo tipo di leadership genera un ambiente di lavoro malsano, con conseguenze negative sulla salute psicofisica dei dipendenti.

Può manifestarsi attraverso diversi comportamenti, tra cui:

  • bullismo organizzativo
  • micromanagement
  • clima di paura
  • burnout diffuso
  • morale aziendale basso

L’obiettivo principale del leader tossico non è il successo collettivo dell’organizzazione, ma il proprio tornaconto personale o il rafforzamento della propria autorità.

Spesso chi esercita una leadership tossica sul lavoro non mostra alcun interesse per il benessere dei collaboratori e concentra le proprie scelte su obiettivi immediati e risultati a breve termine.

Leadership autoritaria e leadership autorevole

La leadership tossica sul lavoro si collega spesso a uno stile di gestione autoritario.

La leadership autoritaria

L’autorità, in questi casi, si basa sulla convinzione di:

  • sapere tutto del proprio ambito professionale
  • essere il migliore nel proprio ruolo
  • possedere competenze superiori agli altri

Questo porta spesso il leader a sovrastimare le proprie capacità, creando un ambiente rigido in cui i collaboratori non possono esprimersi liberamente.

Il risultato è un clima organizzativo chiuso, nel quale il leader ricerca solo la conferma delle proprie decisioni.

L’autorevolezza come alternativa

L’autorevolezza, al contrario, non ha bisogno di essere autoritaria.

Una leadership autorevole si caratterizza per:

  • ascolto
  • collaborazione
  • accoglienza delle idee

Non è autoreferenziale e nel lungo periodo genera crescita professionale, cooperazione e benessere organizzativo, producendo benefici sia per il singolo che per l’intera organizzazione.


I segnali di una leadership tossica sul lavoro

Esistono alcuni tratti distintivi che permettono di riconoscere una leadership tossica sul lavoro.

Frequenti bugie o aspettative incoerenti

La disonestà sul posto di lavoro rende difficile comprendere il proprio ruolo e il contesto organizzativo.

Il leader tossico può:

  • cambiare versione dei fatti
  • ritrattare ciò che ha detto
  • creare aspettative contraddittorie

Questo comportamento può generare il fenomeno del gaslighting, una manipolazione psicologica che porta la persona a dubitare della propria memoria o percezione della realtà.

Non ascolta il feedback

In qualsiasi organizzazione, il miglioramento nasce dal confronto.

Il leader tossico, invece:

  • non accetta critiche
  • ignora le preoccupazioni del team
  • rimane ancorato alle proprie abitudini

Questo atteggiamento impedisce alla squadra di crescere e migliorare.

Arroganza

Chi esercita leadership tossica sul lavoro tende a credere di avere sempre ragione.

Si aspetta che i membri del gruppo:

  • accettino ogni decisione
  • non mettano in discussione la sua autorità
  • non correggano eventuali errori

Ossessione per la gerarchia

Il leader tossico attribuisce grande importanza alla gerarchia aziendale, perché è lo strumento attraverso cui mantiene il controllo.

Può ostacolare iniziative che renderebbero il team più autonomo, evitando che i collaboratori possano prendere decisioni indipendenti.

Discriminazione dei dipendenti

Una leadership tossica sul lavoro spesso si accompagna a comportamenti discriminatori.

Questi possono includere:

  • favoritismi verso persone vicine al leader
  • sessismo
  • discriminazione legata all’età
  • razzismo
  • omofobia

Questi atteggiamenti creano ambienti lavorativi altamente tossici e divisivi.

Incompetenza professionale

Nonostante la convinzione di avere sempre ragione, il leader tossico può mostrare scarse competenze gestionali.

Spesso:

  • prende decisioni sbagliate
  • fatica a gestire il lavoro in modo efficace
  • svaluta gli altri per rafforzare la propria immagine

Interesse personale

Il manager tossico tende a concentrarsi soprattutto su:

  • la propria carriera
  • il proprio avanzamento professionale

trascurando lo sviluppo e la crescita dei collaboratori.

Le conseguenze della leadership tossica sulla salute

Subire una leadership tossica sul lavoro può avere conseguenze molto gravi sul piano psicologico.

Tra i problemi più frequenti troviamo:

  • ansia
  • insonnia
  • perdita di appetito
  • depressione

A questi si aggiungono effetti indiretti che possono compromettere la stabilità professionale.

Uno dei più rilevanti è l’abbandono del posto di lavoro.

Quando questo accade a persone ultracinquantenni, il danno può diventare ancora più grave, perché trovare una nuova collocazione lavorativa diventa spesso molto difficile.

Come difendersi da una leadership tossica

Chi subisce comportamenti riconducibili a leadership tossica sul lavoro non dovrebbe rimanere passivo.

La prima azione importante è documentare ogni episodio.

È utile conservare:

  • email
  • messaggi
  • ordini scritti
  • comunicazioni ufficiali

Proteggere se stessi

L’abuso di potere può avere effetti molto pesanti sul benessere psicologico.

Per questo è importante:

  • non minimizzare il problema
  • confrontarsi con sindacati
  • consultare consulenti del lavoro
  • rivolgersi a psicologi esperti

Il supporto professionale può aiutare a comprendere meglio la situazione e a individuare strategie di tutela.

I benefici di un ambiente di lavoro sano

Un ambiente di lavoro sano rappresenta l’opposto della leadership tossica sul lavoro.

Quando le organizzazioni valorizzano le persone, si ottengono risultati molto diversi:

  • risultati più stabili e duraturi
  • performance più elevate
  • maggiore motivazione
  • maggiore valore organizzativo
  • fidelizzazione del personale

Come evidenziato da un principio spesso citato negli studi organizzativi:

“Non è un problema di persone, ma di sistema: la leadership tossica si riflette in indicatori misurabili come produttività, turnover, qualità e engagement. Quando questi fattori peggiorano insieme, la causa non è individuale ma organizzativa.”

Conclusione

La leadership tossica sul lavoro non è solo un problema individuale, ma un fenomeno che riguarda il funzionamento delle organizzazioni.

Riconoscerla è il primo passo per affrontarla.

Promuovere modelli di leadership basati su ascolto, rispetto e collaborazione significa costruire ambienti di lavoro più sani, capaci di generare valore per le persone e per le aziende.

Se pensi di trovarti in una situazione simile, non ignorare i segnali: informarti, confrontarti con professionisti e cercare supporto può essere il primo passo per tutelare la tua salute e i tuoi diritti.

Autore: Gabriella Scrimieri 17 luglio 2026
Reddito di base europeo incondizionato: la proposta UE per contrastare la povertà Tempo di lettura: 6 minuti Introduzione Il reddito di base europeo incondizionato torna al centro del dibattito dell'Unione Europea come possibile misura per contrastare la povertà e rafforzare la protezione sociale dei cittadini. L'obiettivo è quello di garantire una soglia minima di sostegno economico, indipendentemente dalla condizione lavorativa, in un contesto segnato dall'aumento delle disuguaglianze, della precarietà e dall'impatto crescente dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. Il reddito di base europeo incondizionato si inserisce tra gli strumenti collegati al Pilastro europeo dei diritti sociali, che individua il contrasto alla povertà come uno degli obiettivi prioritari dell'Unione Europea. Cos'è il reddito di base europeo incondizionato Il reddito di base europeo incondizionato (RBI) è una proposta sostenuta da un'Iniziativa dei Cittadini Europei che mira a introdurre una misura valida in tutta l'Unione Europea. Dal punto di vista politico, la proposta è sostenuta principalmente da: movimenti civici europei; il gruppo The Left al Parlamento europeo; i Verdi europei; alcuni parlamentari europei. L'obiettivo del reddito di base europeo incondizionato è contrastare la crescente precarietà economica, anche alla luce delle trasformazioni del mercato del lavoro causate dall'automazione e dall'intelligenza artificiale. Il Pilastro europeo dei diritti sociali Il reddito di base europeo incondizionato trova il proprio riferimento nel Pilastro europeo dei diritti sociali. Questo documento individua 20 principi fondamentali che guidano le politiche sociali e del lavoro degli Stati membri. I tre pilastri principali riguardano: pari opportunità condizioni di lavoro eque protezione sociale e inclusione Si tratta, tuttavia, di un documento non vincolante , la cui attuazione resta affidata alle autorità nazionali, regionali e locali. Gli obiettivi dell'Unione Europea contro la povertà La Commissione Europea ha fissato una serie di obiettivi in materia di: occupazione; competenze; inclusione sociale. Tra i risultati attesi vi è la riduzione del numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale. L'obiettivo indicato dalla Commissione prevede infatti che il numero delle persone in questa condizione diminuisca di almeno 15 milioni entro il 2030 . In questo contesto, il reddito di base europeo incondizionato viene considerato da alcuni gruppi politici uno strumento utile per raggiungere tali finalità. Perché si propone il reddito di base europeo incondizionato Una misura contro la povertà Il reddito di base europeo incondizionato nasce con l'obiettivo di ridurre il numero di cittadini che vivono in condizioni di povertà, soprattutto negli Stati membri che non garantiscono redditi minimi adeguati. La misura riguarda anche coloro che, pur avendo un'occupazione, non riescono a sostenere il costo della vita e ad acquistare il cosiddetto paniere dei beni essenziali. Gli obiettivi della proposta Secondo i promotori, il reddito di base europeo incondizionato consentirebbe di: garantire una soglia minima di sussistenza dignitosa; scollegare la sopravvivenza economica dal solo lavoro subordinato; offrire maggiore potere contrattuale ai lavoratori; contrastare il fenomeno del lavoro sottopagato; tutelare i cittadini dagli effetti dell'automazione e dell'intelligenza artificiale; ridurre il rischio di indebitamento. Come funziona l'iniziativa dei cittadini europei La proposta sul reddito di base europeo incondizionato è stata registrata dalla Commissione Europea il 7 luglio 2026 . Attualmente la raccolta firme non è ancora iniziata. Le prossime fasi Gli organizzatori avranno: 6 mesi di tempo dalla registrazione per completare gli aspetti organizzativi e fissare la data di avvio della raccolta firme; 12 mesi per raccogliere le adesioni una volta aperta ufficialmente l'iniziativa. Per consentire alla Commissione Europea di esaminare formalmente la proposta sarà necessario raggiungere contemporaneamente due requisiti: almeno 1 milione di firme di cittadini dell'Unione Europea; superare la soglia minima prevista in almeno 7 Stati membri. Reddito di base europeo incondizionato e povertà in Italia Il tema del reddito di base europeo incondizionato assume particolare rilevanza anche alla luce dei dati italiani sulla povertà. Secondo i dati ISTAT richiamati nel testo: il 9,8% della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta; le persone coinvolte sono stabilmente 5,7 milioni . Numeri che riportano al centro del dibattito la necessità di individuare strumenti efficaci di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale. Conclusione: una nuova opportunità per il contrasto alla povertà? Il reddito di base europeo incondizionato rappresenta una proposta che punta a rafforzare la protezione sociale nell'Unione Europea, garantendo un sostegno economico minimo ai cittadini e affrontando le nuove sfide poste dalla precarietà lavorativa e dall'evoluzione tecnologica. Resta ora da verificare se l'iniziativa riuscirà a raccogliere il consenso necessario per essere esaminata dalle istituzioni europee. 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