Emergenza Infermieri - Crans- Montana
Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

L’Ospedale di Losanna (Svizzera) cerca con urgenza infermieri esperti di Terapia Intensiva e di grandi ustionati.

Ieri ho letto su un social network professionale che l’Ospedale di Losanna (Svizzera) cerca con urgenza infermieri esperti di Terapia Intensiva e di grandi ustionati. Non vi era specificato ma sarebbe più che utile la conoscenza della lingua francese, evidentemente.
Una riflessione urge in un momento così spiacevole come questo e mi riferisco alla tragedia capitata la notte di San Silvestro a Crans-Montana. Se oggi è già difficile reclutare infermieri , pensare di trovarli con determinati requisiti diventa quasi impossibile. E questo sia per una questione di formazione specialistica che in pochi posseggono, ma anche di carenza cronica di personale dovuta alla mancanza di investimenti sulla professione infermieristica.
L’evento tragico capitato pone un accento importante su come la professione infermieristica sia fondamentale e insostituibile per garantire cure sicure ai cittadini.
Oggi non ci sono infermieri, una carenza mondiale non solo nazionale, acuita in alcuni paesi dalla mancanza di investimenti sulla professione. Ma nel momento in cui va tutto bene la politica fa scelte tampone e temporanee per tirare a campare: vedi l’introduzione nel sistema dell’assistente infermiere, un politico addirittura ha ventilato di creare un liceo infermieristico con un anno di corso integrativo, e altre proposte fantasiose.
Ma in situazioni di emergenza è pensabile che un paziente in coma, gravemente ustionato e con possibili esiti respiratori gravi, possa essere gestito da figure che con un anno di corso hanno acquisito titoli abilitanti?
E’ possibile almeno che in queste situazioni ci si possa porre delle domande serie su come affrontare la carenza ormai strutturale e cronica degli infermieri?
Dare contentini economici (perché di questo si tratta), prorogare la libera professione di un anno, una detassazione degli straordinari, sappiamo bene che non è la scelta giusta ne definitiva per evitare l’estinzione della professione.
La politica e le istituzioni varie devono capire che siamo in uno stato di emergenza e rendersene conto quando è troppo tardi è da irresponsabili.
E’ un diritto del cittadino essere curati da professionisti competenti e preparati, non un privilegio.
Oggi l’Ospedale Niguarda di Milano ha dimostrato tutta la sua efficienza tramite l’intervento dei professionisti che non hanno esitato un attimo a rientrare dalle ferie per aiutare i poveri malcapitati.
Professionisti di grande esperienza e competenza clinica, di sala operatoria, grandi ustionati.
Ma quando questi infermieri andranno in pensione chi garantirà le cure al posto loro?
Ricordiamo che parliamo di professionisti in possesso di laurea triennale, ma anche magistrale, che fondano il loro operato su evidenze scientifiche. Gli stessi professionisti che garantiscono così come stanno dimostrando oggi, cure di altissimo livello e su cui la politica italiana negli anni non ha mai investito.
Ma se oggi in sala operatoria, in terapia intensiva non ci fossero più infermieri
Chi garantirebbe le cure a pazienti così gravi?
Valutazione dei segni e dei sintomi, somministrazione di terapie salvavita, monitoraggio continuo e costante dei parametri vitali. In questo caso specifico monitoraggio continuo delle ferite da ustione per evitare che gli innesti possano subire un rigetto e andare in contro alla necrosi. Significa garantire sempre una perfusione continua dei tessuti trapiantati. Competenze avanzate che solo un infermiere qualificato ed esperto può garantire.
La sicurezza delle cure è parte integrante del diritto costituzionale e garantire cure sicure e di qualità deve essere la priorità del Sistema Sanitario Nazionale.
Io da cittadina italiana che paga le tasse, pretendo e non chiedo, che lo Stato mi tuteli e tuteli tutti i cittadini garantendo cure sicure, erogate da personale sanitario qualificato, competente (DM739/94) e responsabile del suo agito professionale (Legge Gelli n. 24/2017).
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