Manovra di Bilancio. Poveri sempre più poveri
Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Manovra finanziaria 2026 e tagli alla povertà: cosa cambia per Assegno di Inclusione e servizi sociali
La manovra finanziaria 2026 e i tagli alla povertà rappresentano uno dei temi più discussi nel dibattito politico e sociale italiano. La legge di bilancio, infatti, è il documento contabile con cui il governo definisce entrate e uscite dello Stato per l’anno successivo e deve essere approvata dal Parlamento entro il 31 dicembre.
Tra gli elementi più rilevanti della manovra finanziaria 2026 e tagli alla povertà emerge una significativa riduzione delle risorse destinate alle politiche di contrasto alla povertà. In particolare, i tagli riguardano il Fondo per lo Sviluppo e Coesione (FSC) e i fondi per i servizi collegati all’Assegno di Inclusione (ADI).
Queste scelte potrebbero incidere direttamente sulla capacità dei territori e dei comuni di sostenere le famiglie in difficoltà e promuovere percorsi di inclusione sociale e lavorativa.

Manovra finanziaria 2026 e tagli alla povertà: cosa prevede la legge di bilancio
Uno degli aspetti più evidenti della manovra finanziaria 2026 e tagli alla povertà riguarda la riduzione delle risorse destinate ai programmi di inclusione sociale.
In particolare sono previsti:
- Tagli al Fondo per lo Sviluppo e Coesione (FSC)
- Riduzione dei fondi per i servizi legati all’Assegno di Inclusione (ADI)
- Riduzione delle risorse per i servizi sociali e i percorsi di inclusione lavorativa
I numeri dei tagli previsti
Nel dettaglio, la manovra finanziaria 2026 e tagli alla povertà prevede:
- 300 milioni di euro in meno al Fondo per lo Sviluppo e Coesione nel 2026
- Taglio del 65% dei fondi per i servizi di inclusione sociale legati all’ADI
- Riduzione delle risorse destinate ai comuni e ai servizi socio-lavorativi
Queste misure potrebbero ridurre significativamente la capacità di intervento delle amministrazioni locali.
L’impatto sui percorsi di inclusione sociale e lavorativa
Un altro elemento centrale della manovra finanziaria 2026 e tagli alla povertà riguarda i percorsi di supporto all’inclusione sociale.
La riduzione dei fondi potrebbe tradursi in:
- meno percorsi di formazione
- meno tirocini e programmi di inserimento lavorativo
- meno supporto alle famiglie in difficoltà
- riduzione del personale nei servizi sociali
In questo contesto, fenomeni come povertà educativa e povertà lavorativa rischiano di aggravarsi, soprattutto nelle aree del Paese già più fragili.
L’impatto per i comuni e i servizi territoriali
Riduzione dei servizi di supporto
Uno degli effetti più diretti della manovra finanziaria 2026 e tagli alla povertà riguarda i comuni.
Con meno risorse disponibili, gli enti locali potrebbero avere una capacità ridotta di erogare servizi essenziali, tra cui:
- supporto sociale alle famiglie vulnerabili
- percorsi di accompagnamento al lavoro
- interventi educativi e di inclusione
Questo potrebbe rendere più difficile aiutare le famiglie ad uscire da situazioni di svantaggio economico.
Le preoccupazioni della Caritas
Mentre la manovra finanziaria 2026 e tagli alla povertà riduce i fondi per le fasce più fragili, la Caritas ha espresso forte preoccupazione per l’evoluzione della situazione sociale.
Secondo i dati Caritas 2024-2025, la povertà in Italia è descritta come:
- “allarmante”
- un vero e proprio “disastro sociale”
I numeri mostrano una crescita significativa delle persone in difficoltà.
Nel 2024 si sono rivolte ai centri Caritas:
- 277.775 famiglie
- +3% rispetto al 2023
- +62,6% negli ultimi dieci anni
L’aumento dei nuovi poveri in Italia
Un altro dato evidenziato nel contesto della manovra finanziaria 2026 e tagli alla povertà riguarda l’aumento dei cosiddetti “nuovi poveri”.
Si tratta spesso di:
- lavoratori con stipendi troppo bassi
- famiglie con figli
- anziani con difficoltà economiche
La povertà oggi assume sempre più una dimensione multidimensionale, che coinvolge diversi aspetti della vita quotidiana:
- economico
- abitativo
- sanitario
Molte famiglie faticano a sostenere spese essenziali, come:
- pagamento delle bollette
- accesso alle cure sanitarie
Le modifiche all’Assegno di Inclusione (ADI)
Dopo l’abolizione del Reddito di cittadinanza, il governo è intervenuto con l’Assegno di Inclusione (ADI), misura che dovrebbe combinare sostegno economico e percorsi di inclusione.
Secondo quanto indicato nel Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2024-2026, l’obiettivo dell’ADI è:
accompagnare il sostegno economico con un progetto finalizzato alla rimozione delle cause della povertà.
Aumento del sussidio ma tagli ai servizi
Nella bozza della manovra finanziaria 2026 e tagli alla povertà si prevede:
- un aumento di 380 milioni di euro per il sussidio monetario dell’ADI nel 2026
- incrementi progressivi negli anni successivi
Tuttavia, per compensare questa spesa, vengono ridotte le risorse destinate al percorso personalizzato di attivazione e inclusione sociale e lavorativa.
I tagli al Fondo Povertà
Le cifre previste
L’articolo 38 della bozza della legge di bilancio prevede un taglio significativo al Fondo Povertà.
Nel dettaglio:
- 267,16 milioni di euro in meno nel 2026
- 346,95 milioni di euro nel 2027
Sommando i tagli previsti fino al 2035, si arriva a 1,65 miliardi di euro sottratti alle risorse destinate ai percorsi di inclusione.
Queste risorse sono fondamentali per:
- Ambiti Territoriali Sociali (ATS)
- Comuni
- programmi di formazione e reinserimento lavorativo
I limiti delle politiche di contrasto alla povertà
Secondo il Rapporto Caritas 2025 sulle politiche di contrasto alla povertà in Italia, le scelte contenute nella manovra finanziaria 2026 e tagli alla povertà confermerebbero un limitato interesse per la lotta alla povertà.
Va ricordato che molte persone classificate come “abili al lavoro” non sono realmente in condizione di lavorare.
Tra le cause più frequenti ci sono:
- malattie croniche
- disturbi psichiatrici come la depressione
- condizioni non sempre riconosciute come invalidanti dalle commissioni competenti
A queste difficoltà si aggiungono le situazioni di chi non riesce a trovare lavoro, nonostante le promesse di politiche attive, soprattutto in alcune aree del Sud Italia.
Conclusione: la sfida delle politiche sociali in Italia
Il dibattito sulla manovra finanziaria 2026 e tagli alla povertà solleva interrogativi importanti sul futuro delle politiche sociali nel Paese.
In un contesto in cui la povertà cresce e coinvolge sempre più famiglie, la riduzione delle risorse per l’inclusione sociale rischia di rendere più difficile l’uscita dalle situazioni di svantaggio.
In molti Paesi europei, sussidi e ammortizzatori sociali rappresentano strumenti consolidati per sostenere le persone in difficoltà e favorire l’inclusione.
Comprendere gli effetti delle scelte contenute nella manovra finanziaria 2026 e tagli alla povertà diventa quindi essenziale per valutare l’impatto delle politiche pubbliche sulla vita quotidiana dei cittadini e sulle prospettive sociali del Paese.
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