La sanità italiana oggi ha ricevuto molti più finanziamenti che in passato
Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Una narrazione interessante e lusinghiera se non fosse che per dirla tutta la cura è riuscita ma il paziente è morto.
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante l’ultimo discorso alle Camere avrebbe elogiato il suo operato e quello del Governo.
Parlando di sanità avrebbe detto testualmente: rivendico l’azione del governo, che ha portato il fondo sanitario nazionale al livello più alto di sempre, 143 miliardi nel 2026, 17 in più rispetto al governo precedente.
Questo è vero in termini nominali (il numero è più grande), ma non tiene conto dei costi in crescita come l’inflazione.
La misura più onesta è guardare alla percentuale del PIL (la ricchezza totale del Paese) dedicata alla Sanità (FSN). Questa “fetta della torta” si è ridotta: è passata dal 6,3% nel 2022 al 6,1% previsto per il 2025. Una fetta più piccola, con costi più grandi, ha creato un buco reale (l’ammanco) stimato in 13,1 miliardi di euro nel triennio.
In Europa, la spesa sanitaria pubblica media si attesta intorno al 6,8%-7,1% del PIL (dati 2023-2024), con una spesa totale (pubblica e privata) che raggiunge circa il 10%. L'Italia investe meno, con una spesa pubblica al 6,2%-6,3% del PIL, risultando inferiore alla media OCSE e europea, e ultima tra i paesi G7.
Questo deficit strutturale si scarica interamente sulle tasche dei cittadini
La spesa Out-of-Pocket: è la spesa che siamo costretti a pagare direttamente noi, di tasca nostra, per visite, esami o altre operazioni che il SSN non riesce più a garantire in tempi accettabili. Questa cifra ammonta a 41,3 miliardi di euro. Siamo costretti a pagare per un servizio che abbiamo già finanziato con le tasse.
La rinuncia alle cure è la conseguenza più grave: oltre 5,8 milioni di italiani sono costretti a privarsene per motivi puramente economici.
Aumento del privato puro: se il pubblico non funziona, l’unica alternativa è rivolgersi al “privato puro”, creando di fatto un sistema sanitario a due velocità, accessibile solo a chi può permetterselo.
l nostro Ssn per mantenersi al passo con i tempi ha bisogno di cambiare, anche radicalmente, per adattarsi alle nuove esigenze della popolazione.
L’onere del cambiamento però non può ricadere solo sui medici o sugli infermieri, deve per forza di cose responsabilizzare la politica che invece negli ultimi anni si è fatta, nei confronti della sanità, solo portatrice di tagli lineari, mancante di una visione futura di sanità a disposizione di tutti i cittadini.
La mancanza di risorse destinate alla sanità pubblica può portare infatti a gravissime conseguenze, prima tra tutte la carenza dei servizi e l’inaccessibilità delle cure ai gruppi di pazienti economicamente o socialmente più svantaggiati.
Condividi questo articolo





