86 Milioni sottratti alla sanità per pagare l’aumento dei carburanti
Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Per ridurre i prezzi delle accise sulla benzina e del gasolio, colpiti dalla crisi iraniana, è stato varato un Decreto. In pratica verranno effettuati tagli lineari pari a 527 milioni di spesa ai pochi ministeri più “sfortunati”.
In pratica è stato varato il Decreto Carburanti (DL n. 33 del 18 Marzo 2026) che riduce le accise su gasolio e benzina di circa 25 centesimi al litro, fino al 7 aprile.
Questo per alcuni Ministeri sarà un bagno di sangue.
Cosa significa?
Verranno effettuati tagli lineari pari a 527 milioni di spesa ai pochi Ministeri più “sfortunati”.
Quello più pesante sarà il taglio al Ministero della Salute, segue poi l’Istruzione e la Sanità.
Di contro se la sanità crolla c’è un settore che viene fortemente rinforzato: "La Difesa". Infatti l’Italia ha raggiunto il 2% del Pil così come richiesto dall’America di Trump.
La sanità pubblica italiana attraversa una fase di profonda crisi, descritta da molti come un vero e proprio collasso.
Il sistema soffre di sotto finanziamento cronico e graduale che negli anni è peggiorato notevolmente.
Quindi l'esecutivo a chi pensa di sottrarre risorse?
La politica vanta fondi per la Sanità mai visti prima
Questo è vero in termini nominali (il numero è più grande), ma non tiene conto dei costi in crescita (come l’inflazione, l’acquisto di macchinari più sofisticati o di indagini diagnostiche più raffinate, o gli stipendi dei medici).
La misura più onesta è guardare alla percentuale del PIL (la ricchezza totale del Paese) dedicata alla Sanità (FSN). Questa “fetta della torta” si è ridotta: è passata dal 6,3% nel 2022 al 6,1% previsto per il 2025. Una fetta più piccola, con costi più grandi, ha creato un buco reale (l’ammanco) stimato in 13,1 miliardi di euro nel triennio.
In pratica, stiamo investendo proporzionalmente meno nella nostra salute pubblica rispetto a quanto dovremmo per mantenerla in funzione.
In Europa, la spesa sanitaria pubblica media si attesta intorno al 6,8%-7,1% del PIL (dati 2023-2024), con una spesa totale (pubblica e privata) che raggiunge circa il 10%. L'Italia investe meno, con una spesa pubblica al 6,2%-6,3% del PIL, risultando inferiore alla media OCSE e europea, e ultima tra i paesi G7.
Questo deficit strutturale si scarica interamente sulle tasche dei cittadini
La spesa Out-of-Pocket: è la spesa che siamo costretti a pagare direttamente noi, di tasca nostra, per visite, esami o altre operazioni che il Sistema Sanitario Nazionale non riesce più a garantire in tempi accettabili. Questa cifra ammonta a 41,3 miliardi di euro. Siamo costretti a pagare per un servizio che abbiamo già finanziato con le tasse.
La rinuncia alle cure è la conseguenza più grave: oltre 5,8 milioni di italiani sono costretti a privarsene per motivi puramente economici.
Aumento del privato puro: se il pubblico non funziona, l’unica alternativa è rivolgersi al “privato puro”, creando di fatto un sistema sanitario a due velocità, accessibile solo a chi può permetterselo.
Perché per ridurre i prezzi sui carburanti non si investe meno sul riarmo e di più sulla sanità?
Il rapporto NATO certifica il balzo della spesa militare italiana al 2,01% del Pil. Il governo accelera sul riarmo spinto dai diktat dell'amministrazione Trump.
Dodici miliardi di euro in più per il settore della «difesa» in un solo anno.
Lo ha attestato il rapporto annuale della Nato presentato dal segretario generale Mark Rutte. L’Italia è passata dall’1,52% al 2,01% del Pil: circa 45 miliardi nel 2025, con un aumento di 12 miliardi rispetto al 2024.
Quindi per poterci curare non ci sono risorse, devi pagare di tasca tua ciò che già paghi con le tasse, in più sempre con le nostre tasse dobbiamo finanziare " la Difesa". Questo perchè il Governo ha scelto delle priorità, di cui la salute non ne fa parte.
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