20 marzo 2026

Quando la malattia può diventare campagna elettorale

Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Comunicazione politica e malattia: quando il linguaggio diventa strumento elettorale

Tempo di lettura: 7 minuti


Il tema della comunicazione politica e malattia sta assumendo contorni sempre più delicati nel dibattito pubblico italiano. In un contesto in cui la politica utilizza sempre più spesso tecniche persuasive per orientare il consenso, si assiste a un fenomeno preoccupante: l’utilizzo della malattia come leva emotiva nelle campagne elettorali.

Quando la malattia entra nel linguaggio politico, il rischio è quello di superare il confine tra comunicazione e rispetto della dignità umana. Comprendere il rapporto tra comunicazione politica e malattia diventa quindi fondamentale per analizzare criticamente i messaggi che influenzano l’opinione pubblica.


Comunicazione politica e malattia: il caso del referendum sulla giustizia

La recente campagna elettorale per il referendum sulla giustizia ha raggiunto livelli preoccupanti proprio sul piano della comunicazione politica e malattia.

Si assiste a:

  • millantatori che inventano situazioni surreali
  • show televisivi popolati da politici disposti a tutto pur di compiacere i propri “governanti”
  • dichiarazioni forti utilizzate per catturare consenso

Un esempio significativo riguarda un Senatore della Repubblica che invitava gli elettori a restituire favori concessi in cambio del voto.

Durante un dibattito televisivo su una rete siciliana, la capo di gabinetto del Ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, ha dichiarato:

“votate sì che ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione”.

Un linguaggio che evidenzia come la comunicazione politica e malattia si inserisca in un contesto più ampio di comunicazione aggressiva e fortemente emotiva.

Il caso Zaffini: la malattia usata come metafora

Uno degli episodi più discussi riguarda le parole pronunciate dal senatore Francesco Zaffini, presidente della Commissione Affari sociali e sanità.

Durante una conferenza del 14 marzo, Zaffini ha dichiarato:

“Finire davanti alla magistratura è come se ti diagnosticano un cancro, è peggio di un plotone di esecuzione”.

Questa affermazione rappresenta un esempio evidente di comunicazione politica e malattia utilizzata come strumento retorico.

Le parole risultano:

  • gravi
  • fuori contesto
  • irrispettose nei confronti dei pazienti oncologici

Soprattutto se pronunciate da chi si occupa di sanità e dovrebbe conoscere le basi dell’etica e della cura.


Perché la comunicazione politica utilizza frasi ad effetto

Per comprendere il fenomeno della comunicazione politica e malattia, è necessario analizzare le tecniche utilizzate.

Le Punchy Sentences

Le frasi utilizzate dai politici, definite Punchy Sentences, sono:

  • brevi
  • dirette
  • ad alto impatto emotivo

Queste espressioni sono progettate per:

  • attirare l’attenzione
  • essere facilmente memorizzate
  • influenzare rapidamente l’opinione pubblica

La comunicazione persuasiva

La comunicazione politica e malattia si inserisce all’interno della cosiddetta comunicazione persuasiva, un insieme di tecniche che hanno l’obiettivo di:

  • influenzare l’opinione
  • orientare il comportamento dell’interlocutore

Queste tecniche utilizzano parole “forti” per colpire una specifica area del cervello:

  • l’amigdala, responsabile delle emozioni

Il ruolo delle neuroscienze nella comunicazione politica

Le neuroscienze spiegano perché la comunicazione politica e malattia sia così efficace.

Il cervello umano, quando riceve uno stimolo emotivo, attiva diverse aree:

  • elaborazione cognitiva
  • risposta emotiva
  • processo decisionale

Il sistema limbico

Durante la comunicazione persuasiva si attiva il sistema limbico, che gestisce le emozioni.

In questa fase:

  • le emozioni prevalgono sulla razionalità
  • si crea una connessione emotiva con il messaggio

Il cervello primitivo

Il cosiddetto cervello primitivo è legato a:

  • sopravvivenza
  • sicurezza
  • gratificazione immediata

La comunicazione politica e malattia sfrutta questi meccanismi per:

  • generare paura
  • creare urgenza
  • influenzare le decisioni

In sintesi:

la comunicazione persuasiva parla prima all’emozione e all’istinto, poi alla logica

La leva della malattia nella comunicazione politica

Uno degli aspetti più delicati della comunicazione politica e malattia riguarda l’utilizzo della malattia come leva emotiva.

Questa strategia non è casuale, ma:

  • studiata a tavolino
  • costruita per ottenere consenso
  • progettata per colpire emotivamente l’interlocutore

Perché viene usato il tema del cancro

Tra le parole più utilizzate nella comunicazione emotiva vi è il termine:

  • cancro

Questo perché:

  • è una malattia che tutti temono
  • è un’esperienza diffusa nella vita delle persone
  • genera una reazione emotiva immediata

Chi non ha mai incontrato questa realtà direttamente o indirettamente?

Per questo motivo, nella comunicazione politica e malattia, il riferimento al cancro diventa uno strumento potente per catturare l’attenzione.


Le conseguenze etiche della comunicazione politica

L’utilizzo della malattia nella comunicazione politica solleva importanti questioni etiche.

L’affermazione del senatore Zaffini, ad esempio, è stata percepita come:

  • offensiva
  • irrispettosa
  • fuori luogo

Soprattutto nei confronti di chi:

  • sta vivendo la malattia
  • ha vissuto esperienze legate al cancro
  • ha perso familiari a causa di patologie oncologiche

Il dolore reale dietro le parole

La malattia non è una metafora astratta.

È una realtà che può:

  • negare il futuro
  • impedire di vedere crescere i figli
  • interrompere progetti e sogni

Si tratta di:

un dolore profondo e indescrivibile che non conosce risposte

Utilizzare questo dolore come strumento di comunicazione politica e malattia significa rischiare di banalizzare esperienze umane estremamente complesse.

Comunicazione politica e responsabilità pubblica

La comunicazione politica dovrebbe rispettare alcuni principi fondamentali:

  • responsabilità
  • rispetto
  • verità
  • tutela della dignità umana

Quando questi principi vengono meno, il rischio è quello di trasformare la comunicazione in uno strumento di manipolazione.


È possibile regolamentare l’uso della malattia nella comunicazione?

Una delle questioni aperte riguarda la possibilità di intervenire su questi fenomeni.

Secondo alcune posizioni:

  • l’uso della malattia nella comunicazione politica dovrebbe essere sanzionato
  • dovrebbe intervenire il Garante
  • è necessario rafforzare i principi di etica pubblica


"La società contemporanea ha eretto un monumento al concetto di empatia, dimenticando che essere empatici non è parlare alla testa ma – come Hitler stesso dice – al petto, allo stomaco, alle viscere, dove l’istinto regna incontrastato, dove albergano rabbia, orgoglio, frustrazione e paura: lì Hitler getta il proprio seme. È la cosa per me più impressionante di questo materiale ed è la sua estrema pericolosità."

#Stefano Massini



Conclusione

Il tema della comunicazione politica e malattia pone interrogativi profondi sul rapporto tra politica, linguaggio ed etica.

Se da un lato la comunicazione persuasiva è parte integrante della politica, dall’altro l’utilizzo della malattia come strumento emotivo rappresenta un limite che non dovrebbe essere superato.

Comprendere questi meccanismi aiuta il cittadino a sviluppare uno sguardo più critico e consapevole.

Per questo è importante:

  • riconoscere le tecniche persuasive
  • analizzare il linguaggio politico
  • difendere il valore della dignità umana

La comunicazione può influenzare, ma non dovrebbe mai ferire.

Autore: Gabriella Scrimieri 17 luglio 2026
Reddito di base europeo incondizionato: la proposta UE per contrastare la povertà Tempo di lettura: 6 minuti Introduzione Il reddito di base europeo incondizionato torna al centro del dibattito dell'Unione Europea come possibile misura per contrastare la povertà e rafforzare la protezione sociale dei cittadini. L'obiettivo è quello di garantire una soglia minima di sostegno economico, indipendentemente dalla condizione lavorativa, in un contesto segnato dall'aumento delle disuguaglianze, della precarietà e dall'impatto crescente dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. Il reddito di base europeo incondizionato si inserisce tra gli strumenti collegati al Pilastro europeo dei diritti sociali, che individua il contrasto alla povertà come uno degli obiettivi prioritari dell'Unione Europea. Cos'è il reddito di base europeo incondizionato Il reddito di base europeo incondizionato (RBI) è una proposta sostenuta da un'Iniziativa dei Cittadini Europei che mira a introdurre una misura valida in tutta l'Unione Europea. Dal punto di vista politico, la proposta è sostenuta principalmente da: movimenti civici europei; il gruppo The Left al Parlamento europeo; i Verdi europei; alcuni parlamentari europei. L'obiettivo del reddito di base europeo incondizionato è contrastare la crescente precarietà economica, anche alla luce delle trasformazioni del mercato del lavoro causate dall'automazione e dall'intelligenza artificiale. Il Pilastro europeo dei diritti sociali Il reddito di base europeo incondizionato trova il proprio riferimento nel Pilastro europeo dei diritti sociali. Questo documento individua 20 principi fondamentali che guidano le politiche sociali e del lavoro degli Stati membri. I tre pilastri principali riguardano: pari opportunità condizioni di lavoro eque protezione sociale e inclusione Si tratta, tuttavia, di un documento non vincolante , la cui attuazione resta affidata alle autorità nazionali, regionali e locali. Gli obiettivi dell'Unione Europea contro la povertà La Commissione Europea ha fissato una serie di obiettivi in materia di: occupazione; competenze; inclusione sociale. Tra i risultati attesi vi è la riduzione del numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale. L'obiettivo indicato dalla Commissione prevede infatti che il numero delle persone in questa condizione diminuisca di almeno 15 milioni entro il 2030 . In questo contesto, il reddito di base europeo incondizionato viene considerato da alcuni gruppi politici uno strumento utile per raggiungere tali finalità. Perché si propone il reddito di base europeo incondizionato Una misura contro la povertà Il reddito di base europeo incondizionato nasce con l'obiettivo di ridurre il numero di cittadini che vivono in condizioni di povertà, soprattutto negli Stati membri che non garantiscono redditi minimi adeguati. La misura riguarda anche coloro che, pur avendo un'occupazione, non riescono a sostenere il costo della vita e ad acquistare il cosiddetto paniere dei beni essenziali. Gli obiettivi della proposta Secondo i promotori, il reddito di base europeo incondizionato consentirebbe di: garantire una soglia minima di sussistenza dignitosa; scollegare la sopravvivenza economica dal solo lavoro subordinato; offrire maggiore potere contrattuale ai lavoratori; contrastare il fenomeno del lavoro sottopagato; tutelare i cittadini dagli effetti dell'automazione e dell'intelligenza artificiale; ridurre il rischio di indebitamento. Come funziona l'iniziativa dei cittadini europei La proposta sul reddito di base europeo incondizionato è stata registrata dalla Commissione Europea il 7 luglio 2026 . Attualmente la raccolta firme non è ancora iniziata. Le prossime fasi Gli organizzatori avranno: 6 mesi di tempo dalla registrazione per completare gli aspetti organizzativi e fissare la data di avvio della raccolta firme; 12 mesi per raccogliere le adesioni una volta aperta ufficialmente l'iniziativa. Per consentire alla Commissione Europea di esaminare formalmente la proposta sarà necessario raggiungere contemporaneamente due requisiti: almeno 1 milione di firme di cittadini dell'Unione Europea; superare la soglia minima prevista in almeno 7 Stati membri. Reddito di base europeo incondizionato e povertà in Italia Il tema del reddito di base europeo incondizionato assume particolare rilevanza anche alla luce dei dati italiani sulla povertà. Secondo i dati ISTAT richiamati nel testo: il 9,8% della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta; le persone coinvolte sono stabilmente 5,7 milioni . Numeri che riportano al centro del dibattito la necessità di individuare strumenti efficaci di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale. Conclusione: una nuova opportunità per il contrasto alla povertà? Il reddito di base europeo incondizionato rappresenta una proposta che punta a rafforzare la protezione sociale nell'Unione Europea, garantendo un sostegno economico minimo ai cittadini e affrontando le nuove sfide poste dalla precarietà lavorativa e dall'evoluzione tecnologica. Resta ora da verificare se l'iniziativa riuscirà a raccogliere il consenso necessario per essere esaminata dalle istituzioni europee. 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