13 marzo 2026

Amputazione degli arti nei bambini vittime di guerra

Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

L'inizio del 2026 ha segnato un'ulteriore escalation dei conflitti bellici, delineando nuovi scenari di guerra sempre più preoccupanti e agghiaccianti

L'inizio del 2026 ha segnato un'ulteriore escalation dei conflitti bellici, delineando nuovi scenari di guerra sempre più preoccupanti e agghiaccianti. Guerre che spersonalizzano totalmente l’uomo, agevolando "potenze tecnologiche" che devastano la dignità umana.


Bambini amputati senza anestesia. Il personale sanitario obbligato a operare in condizioni totalmente sfavorevoli e in assenza di presidi sanitari minimi per affrontare un intervento chirurgico in sicurezza.  Questa è la guerra oggi.

I bambini e gli anziani vengono presi di mira in quanto obiettivi  fragili e facili da colpire. In particolare i bambini il bersaglio privilegiato da coloro che hanno deciso di provocare un genocidio. Eliminando definitivamente interi popoli.

Le guerre producono perdite di vite umane, di territori, di quotidianità. La vittima di guerra è privata di tutto: del cibo, delle cure sanitarie, dell’istruzione, della casa e del futuro.


Bambini in guerra, un fenomeno in drammatica crescita

Nel mondo, quasi 500 milioni di bambini sono coinvolti in guerre e conflitti, riportando gravi danni fisici e psicologici. Un fenomeno drammatico e in crescita, nonostante numerosi documenti internazionali impegnino gli Stati a proteggere i minorenni dalle conseguenze delle operazioni belliche. Prima il conflitto in Ucraina, poi la recrudescenza degli scontri in Palestina.

A preoccupare maggiormente per la loro violenza, oltre ai già citati conflitti in Palestina ed Ucraina, sono quelli in Burkina Faso, nella Repubblica Democratica del Congo, in Myanmar, in Somalia, in Sudan e in Siria (https://www.sositalia.it/news/2025/bambini-in-guerra).


Guerre sanguinose

Dalle guerre civili che insanguinano ciclicamente il continente africano alle operazioni militari condotte un po’ ovunque in nome della lotta al terrorismo, a farne le spese di queste guerre, ovviamente, sono soprattutto i più fragili e indifesi, tra cui i bambini, costretti a portarne a vita i segni fisici e psicologici. Una realtà tragica, che vede bambini costretti ad agire come soldati o perdere tutto - la salute, gli affetti, la vita - sotto le bombe.


Gli scenari oggi a Gaza dal 7 ottobre del 2023

La situazione sanitaria a Gaza è drammatica, a causa della mancanza di farmaci, anestetici e farmaci per la gestione del dolore. Nulla può varcare la yellow line, tranne i militari israeliani. Interi container fermi contenenti materiali che potrebbero salvare tante vite e che per scelte politiche chiare, non possono avere accesso agli ospedali e all’intera popolazione.


Il dramma a Gaza

Secondo i dati delle Nazioni Unite, Gaza al momento ha il numero più alto di bambini amputati pro capite al mondo e «molti stanno perdendo gli arti, subendo interventi chirurgici senza anestesia».

Secondo i dati dell’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente)  incrociati con quelli dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), durante i 15 mesi di guerra circa 26.000 persone hanno subito lesioni che hanno cambiato la loro vita, che richiedono  costanti servizi di riabilitazione, in particolare per amputazioni e lesioni del midollo spinale. Secondo l’Unicef dall’inizio del conflitto dieci bambini al giorno hanno subìto l’amputazione di un arto (la Stampa, 15/01/2025).


Bambini operati senza anestetici, “il racconto della chirurga italiana a Gaza, dott.ssa Tiziana Riggio”

La dott.ssa collabora con la ong Ideals, racconta da Gaza la sua esperienza: “Curiamo soprattutto donne e bambini, tantissimi di loro, con ustioni gravi, amputazioni, traumi cranici, fratture. Scarseggiano i farmaci di ogni tipo, anestetici, analgesici, antibiotici, garze, guanti. Dobbiamo operare senza anestesia, effettuando numerose amputazioni. Arrivano bambini con ferite mai viste nei nostri paesi occidentali, questa è la guerra che non risparmia nessuno” (la Repubblica, 27/05/2025).


Ma cosa comporta un intervento chirurgico o un’amputazione senza anestesia e analgesici?

Sicuramente conseguenze estreme e devastanti sia a livello fisico che psicologico, rappresentando una situazione di dolore insopportabile e ad alto rischio vitale.

L’assenza di anestesia causa dolore acuto, lancinante al momento del taglio dei vari tessuti, cute, muscoli, ossa, grossi vasi. Questo dolore può provocare shock neurogeno, collasso del sistema nervoso con perdita di coscienza, ipotensione grave e morte.

Inoltre senza un adeguato controllo vascolare intraoperatorio (tipico dell’anestesia in sala operatoria), l’emorragia causata dal taglio delle arterie principali può essere massiccia e rapida portando a shock ipovolemico e a morte in tempi brevi. In più il dolore atroce e di conseguenza l’atto posto in essere, provocano un trauma psicologico immediato e permanente, spesso tramutandosi in disturbo post-traumatico, incubi, insonnia grave e depressione.     

 

Le guerre le dichiarano i ricchi ma muoiono i figli dei poveri" Gino Strada, chirurgo e fondatore di Emergency

 


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