Hai pagato per riscattare la laurea? Forti venti in arrivo
Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Quindi io pago l’INPS per andare in pensione 3 anni prima, ma il governo attraverso la manovra finanziaria del 2026, mi dice che 12 mesi versati probabilmente non saranno garantiti.

Saranno inevitabilmente danneggiati i lavoratori che maturano i requisiti per la pensione a partire dal 1° gennaio 2031 e che si vedranno ridotto il conteggio degli anni riscattati ai fini dei requisiti per il pensionamento.
Il riscatto della laurea è un sistema che permette l’anticipo del pensionamento per chi ha dedicato allo studio universitario la prima parte della vita adulta.
Inoltre, il maxi-emendamento conterrebbe un ritocco delle finestre “mobili”.
Cosa significa finestra mobile?
La finestra mobile è un trucco per ritoccare la Legge Fornero in peggio, senza dare segnale che questo avvenga. Questo soprattutto se si pensa che la campagna elettorale di taluni si è basata proprio su questo slogan.
I requisiti per la pensione anticipata rimangono invariati, mentre viene modificata la data di percepimento del primo assegno previdenziale: in pratica, si posticipa comunque l’uscita dal lavoro perché il lavoratore è costretto ad aspettare il tempo della finestra per non avere una discontinuità economica tra la fine del lavoro e l’inizio della pensione. Questo significa un importante peggioramento della legge Fornero in quanto si allunga l’uscita anticipata da un minimo di 3 mesi per la totalità dei lavoratori fino a un massimo di 2 anni e 9 mesi per i laureati che hanno riscattato.
La stretta sulle pensioni, porterebbe un gettito di 2 miliardi alle casse dello Stato, ma solo a partire dal 2031, ben oltre la legge di bilancio triennale che copre il periodo 26-28.
Gli ipotetici risparmi di spesa dovuti al posticipo del pensionamento, soprattutto nel contributivo, verrebbero annacquati dai mancati introiti dei riscatti fatti magari decenni prima, oltre a un aumento inevitabile dei tassi di malattia/infortunio dovuti ai posticipi di uscita dal lavoro: chi è più vecchio, si ammala di più.
Vittorio Angiolini ordinario di Diritto Costituzionale, presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano, sostiene oggi sul corriere della sera, che le norme sono di dubbia legittimità. Inoltre la (non) retroattività di cui ha parlato la Presidente Meloni per placare gli animi sul riscatto della laurea triennale, se non applicata comporterebbe un danno ingente per i destinatari della manovra stessa.
Si finirebbe per colpire anche chi ha già riscattato la laurea, magari all’inizio dell’attività lavorativa. Il testo presentato è apparentemente rivolto al futuro, parliamo del 2031.
Ricordiamo che il riscatto della laurea avviene in forma totalmente volontaria, da parte di chi per motivi personali e/o familiari volesse uscire dal mondo del lavoro prima e in un preciso momento della propria vita. Se il testo non venisse corretto alla fine chi ha pagato e già riscattato gli anni di studio verrebbe equiparato a chi non lo ha fatto.
Sarebbe quindi nella stessa posizione di chi non ha fatto questo passaggio e il regime vantaggioso adeguatamente pagato sarebbe praticamente nullo.
Questa si configura come una mera forma di discriminazione e come al solito chi farà le spese di queste scelte scellerate saranno sempre i comuni cittadini/lavoratori.
E per concludere: questa è una legge di bilancio che non aiuta il Paese, che lo fa galleggiare dentro una condizione economico-sociale difficile e precaria. Fino ad oggi ci siamo salvati grazie ai fondi del PNRR, ai lavoratori e ai pensionati. Ma per quanto ancora potremo andare avanti?
Condividi questo articolo





