Perché i fondi del PNRR stanno per scadere e non vengono utilizzati?
Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Abbiamo dei soldi a disposizione ma non riusciamo ad utilizzarli. Nonostante carenze e criticità ovunque: scuole e istruzione, sanità, trasporti, welfare.

Abbiamo a disposizione (ancora per poco) una scialuppa di salvataggio, che rischiamo di perdere e di pagarne le spese.
Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), ma di cosa si tratta?
Al fine di affrontare le sfide connesse alla crisi pandemica e al conseguente rallentamento delle economie europee, l'Unione europea ha approntato, nel quadro del Next Generation EU, il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and resilience facility – RRF), un nuovo strumento finanziario per supportare la ripresa negli Stati membri. Il Dispositivo per la ripresa e la resilienza - il cui funzionamento è disciplinato dal Regolamento n. 2021/241/UE - ha una dotazione iniziale massima di 672,5 miliardi di euro, di cui 312,5 miliardi di sovvenzioni e 360 miliardi di prestiti. L'Italia è il paese che ha ricevuto lo stanziamento maggiore, pari a 194,4 miliardi, di cui 122,6 miliardi di prestiti e 71,8 miliardi di sovvenzioni.
Il PNRR italiano, nella sua versione originaria, si articolava in 6 Missioni, suddivise in 16 Componenti, funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali sottesi alla realizzazione degli interventi previsti dal Piano.
Ai sensi del Regolamento (UE) 2021/241 una quota pari ad almeno il 37% delle risorse derivanti dal Dispositivo per la Ripesa e la Resilienza deve essere destinata a misure per la transizione verde e almeno il 20% alla transizione digitale.
Cosa accade se non si usano i fondi del PNRR entro le scadenze?
Prevista per fine 2026, questi non potranno essere erogati, verranno sospesi o revocati e dovranno essere restituiti, comportando perdite finanziarie significative e mancati sviluppi, rischiando sanzioni UE e rallentando la ripresa economica italiana. La gestione prudente e l'efficienza nell'utilizzo sono cruciali per evitare la perdita di queste risorse, che non sono "gratis" ma legate a precisi obiettivi e scadenze.
Conseguenze principali:
- Sospensione e revoca dei finanziamenti: La Commissione UE può sospendere le rate se non si raggiungono i traguardi e revocare i fondi già erogati se gli obiettivi non sono conseguiti.
- Restituzione delle somme: Le risorse non spese o non giustificate devono essere restituite, sia per le sovvenzioni che per i prestiti.
- Perdita di credibilità: Ritardi e mancato utilizzo minano la credibilità dell'Italia nei confronti delle istituzioni europee, come evidenziato da problemi di spesa storici.
- Rischio recessione: La mancata implementazione dei progetti potrebbe rallentare la crescita, con possibili impatti negativi sull'economia nazionale, come segnalato da alcuni esperti.
- Taglio delle risorse: Si rischia di perdere non solo le somme non utilizzate, ma anche quelle destinate a nuovi progetti futuri.
Perché non vengono utilizzati questi fondi?
Le motivazioni sono molteplici e tutte o quasi riconducibili a inefficienze e lungaggini burocratiche, organici insufficienti e mancanza di competenze.
Significa che coloro a cui vengono affidati i progetti non sono in grado di elaborarli e svilupparli, pur occupando poltrone prestigiose in uffici tecnici e dipartimenti specializzati. Quindi per cosa sono stati assunti?
La Burocrazia lenta e complicata. Per spendere quei soldi servono:
- progetti esecutivi
- bandi
- autorizzazioni
- controlli
- rendicontazioni precise al centesimo
Molti enti pubblici (soprattutto Comuni piccoli) non hanno personale né competenze tecniche sufficienti per stare dietro a tutto questo. Risultato: i soldi ci sono, ma restano fermi.
Mancanza di progettazione
L’Europa non ti dà i soldi “sulla fiducia”, ma a fronte di progetti concreti e dettagliati. In Italia spesso: i progetti non sono consegnati nei tempi e secondo le scadenze previste, oppure sono scritti male (esempio il ponte sullo stretto di Messina) ma anche perchè non rispettano i criteri UE.
Personale pubblico insufficiente
Negli ultimi anni sono stati fatti pochi concorsi a fronte di tanti pensionamenti. Quindi chi dovrebbe seguire il PNRR
è lo stesso ufficio che già fatica a fare l’ordinario.
Il PNRR è lavoro extra, molto tecnico, con scadenze rigide.
I cambi di governo e le scelte politiche
Ogni governo:
- rivede priorità
- cambia struttura di controllo
- rinvia o modifica progetti
Il problema non sono i soldi
Il problema è la capacità dello Stato (e degli enti locali) di spenderli bene e in fretta.
Vi sono progetti che richiedono tempi lunghi, competenze e soprattutto una continuità, come ad esempio per la ricerca scientifica.
Oggi importanti progetti di ricerca ancora in corso, non solo rischiano di arenarsi, ma rischiano anche di perdere quanto prodotto nel tempo.
Pensiamo alle ricerche in ambito oncologico, malattie croniche gravi, dell’Halzheimer e quanto potrebbe cambiare la qualità di vita a quei pazienti a cui viene somministrata una nuova terapia, frutto della ricerca.
Ma questo VALORE INESTIMABILE si arresta di fronte ai soldi e all’incapacità di gestirli.
Condividi questo articolo





