3 giugno 2026

L’Italia che non arriva a fine mese: tra la propaganda dei numeri e la realtà della povertà

Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

C’è un’Italia che cresce nei comunicati stampa di Palazzo Chigi e un’Italia che scivola silenziosamente sotto la soglia della sussistenza 

C’è un’Italia che cresce nei comunicati stampa di Palazzo Chigi e un’Italia che scivola silenziosamente sotto la soglia della sussistenza nelle rilevazioni di tutti i principali istituti di statistica.

È il paradosso del racconto economico nostrano: da un lato, la narrazione governativa celebra record di occupazione e stabilità finanziaria; dall'altro, Istat, Eurostat ed Eurispes, restituiscono la fotografia di un Paese stremato, dove il lavoro non basta più a proteggere dall'indigenza e i diritti fondamentali, come la salute, stanno diventando un lusso.

 

Il gioco delle tre carte sui dati dell'occupazione

Per comprendere lo scollamento tra i palazzi della politica e le famiglie, bisogna partire da come vengono comunicati i dati. Il governo rivendica spesso il "record storico di occupati". Tecnicamente il numero assoluto è reale, ma la cornice in cui viene inserito è distorta.

Istat ed Eurostat lo certificano da tempo: l'aumento dell'occupazione in Italia è drogato da una frammentazione estrema del lavoro. Parliamo di un boom di contratti a termine, part-time involontari e "lavoro povero" (il fenomeno dei working poor).

L'inflazione degli ultimi anni ha divorato il potere d'acquisto, e avere un impiego non significa più essere fuori pericolo. Dire che "ci sono più occupati" omettendo che molti di essi guadagnano stipendi da fame, sotto la soglia di povertà relativa, è l'artificio retorico su cui si regge la propaganda.

 

Il carrello della spesa vuoto: l'inflazione reale vs quella percepita

Mentre i bollettini ufficiali parlano di un'inflazione "sotto controllo" rispetto ai picchi degli anni passati, i prezzi non sono tornati indietro: si sono semplicemente stabilizzati verso l'alto. L'ultimo Rapporto Eurispes e le analisi sul consumo delle famiglie mostrano un quadro drammatico:

Strategie di sopravvivenza: Le famiglie hanno tagliato la qualità e la quantità dei beni alimentari acquistati. Si scelgono discount, si eliminano i prodotti freschi (carne, pesce, frutta e verdura) e si riduce lo spreco all'osso.

L'illusione del Pil: Se il Prodotto Interno Lordo cresce dello zero virgola, la ricchezza non si distribuisce. Eurostat posiziona costantemente l'Italia tra i Paesi europei con il più alto rischio di esclusione sociale e povertà multidimensionale, specialmente nel Mezzogiorno e tra le famiglie con figli minori.

 

La rinuncia alle cure: il fallimento della sanità pubblica

L'indicatore più doloroso della crisi in atto è la salute. Quando la povertà monetaria morde, la prima spesa che i cittadini sacrificano è quella medica. I dati di Creasanità e le indagini Istat confermano un trend spaventoso: milioni di italiani rinunciano a visite specialistiche, esami diagnostici e persino all'acquisto di farmaci.

Le liste d'attesa interminabili della sanità pubblica costringono chi ha bisogno a rivolgersi al privato. Ma chi non ha disponibilità economica semplicemente si arrende. La prevenzione è azzerata, le patologie croniche vengono trascurate e il diritto costituzionale alla salute (Articolo 32) si trasforma in un privilegio per chi se lo può permettere. Il governo risponde stanziando fondi che spesso bastano appena a coprire i costi energetici degli ospedali o i rinnovi contrattuali, senza un reale potenziamento della medicina territoriale.

 

La fotografia dei tre istituti

- Istat: Certifica che la povertà assoluta è ai massimi storici, colpendo stabilmente oltre 5,5 milioni di individui.

- Eurostat: Evidenzia come l'Italia sia maglia nera per la percentuale di lavoratori a rischio povertà rispetto alla media UE.

- Eurispes: Nei suoi rapporti annuali documenta come la maggioranza degli italiani utilizzi i propri risparmi per pagare le spese correnti e quante famiglie temano di non riuscire a pagare le bollette.

 

Conclusioni

La distanza tra il Paese reale e il Paese legale non è mai stata così profonda. Finché la politica si limiterà a sventolare dati parziali, ignorando la qualità del lavoro e il collasso del welfare, la povertà continuerà ad avanzare. Il carrello della spesa vuoto e le sale d'attesa deserte dei medici privati non sono percezioni errate dei cittadini, ma i sintomi reali di un Paese che si sta impoverendo materialmente e socialmente.


Autore: Gabriella Scrimieri 17 luglio 2026
Reddito di base europeo incondizionato: la proposta UE per contrastare la povertà Tempo di lettura: 6 minuti Introduzione Il reddito di base europeo incondizionato torna al centro del dibattito dell'Unione Europea come possibile misura per contrastare la povertà e rafforzare la protezione sociale dei cittadini. L'obiettivo è quello di garantire una soglia minima di sostegno economico, indipendentemente dalla condizione lavorativa, in un contesto segnato dall'aumento delle disuguaglianze, della precarietà e dall'impatto crescente dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. Il reddito di base europeo incondizionato si inserisce tra gli strumenti collegati al Pilastro europeo dei diritti sociali, che individua il contrasto alla povertà come uno degli obiettivi prioritari dell'Unione Europea. Cos'è il reddito di base europeo incondizionato Il reddito di base europeo incondizionato (RBI) è una proposta sostenuta da un'Iniziativa dei Cittadini Europei che mira a introdurre una misura valida in tutta l'Unione Europea. Dal punto di vista politico, la proposta è sostenuta principalmente da: movimenti civici europei; il gruppo The Left al Parlamento europeo; i Verdi europei; alcuni parlamentari europei. L'obiettivo del reddito di base europeo incondizionato è contrastare la crescente precarietà economica, anche alla luce delle trasformazioni del mercato del lavoro causate dall'automazione e dall'intelligenza artificiale. Il Pilastro europeo dei diritti sociali Il reddito di base europeo incondizionato trova il proprio riferimento nel Pilastro europeo dei diritti sociali. Questo documento individua 20 principi fondamentali che guidano le politiche sociali e del lavoro degli Stati membri. I tre pilastri principali riguardano: pari opportunità condizioni di lavoro eque protezione sociale e inclusione Si tratta, tuttavia, di un documento non vincolante , la cui attuazione resta affidata alle autorità nazionali, regionali e locali. Gli obiettivi dell'Unione Europea contro la povertà La Commissione Europea ha fissato una serie di obiettivi in materia di: occupazione; competenze; inclusione sociale. Tra i risultati attesi vi è la riduzione del numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale. L'obiettivo indicato dalla Commissione prevede infatti che il numero delle persone in questa condizione diminuisca di almeno 15 milioni entro il 2030 . In questo contesto, il reddito di base europeo incondizionato viene considerato da alcuni gruppi politici uno strumento utile per raggiungere tali finalità. Perché si propone il reddito di base europeo incondizionato Una misura contro la povertà Il reddito di base europeo incondizionato nasce con l'obiettivo di ridurre il numero di cittadini che vivono in condizioni di povertà, soprattutto negli Stati membri che non garantiscono redditi minimi adeguati. La misura riguarda anche coloro che, pur avendo un'occupazione, non riescono a sostenere il costo della vita e ad acquistare il cosiddetto paniere dei beni essenziali. Gli obiettivi della proposta Secondo i promotori, il reddito di base europeo incondizionato consentirebbe di: garantire una soglia minima di sussistenza dignitosa; scollegare la sopravvivenza economica dal solo lavoro subordinato; offrire maggiore potere contrattuale ai lavoratori; contrastare il fenomeno del lavoro sottopagato; tutelare i cittadini dagli effetti dell'automazione e dell'intelligenza artificiale; ridurre il rischio di indebitamento. Come funziona l'iniziativa dei cittadini europei La proposta sul reddito di base europeo incondizionato è stata registrata dalla Commissione Europea il 7 luglio 2026 . Attualmente la raccolta firme non è ancora iniziata. Le prossime fasi Gli organizzatori avranno: 6 mesi di tempo dalla registrazione per completare gli aspetti organizzativi e fissare la data di avvio della raccolta firme; 12 mesi per raccogliere le adesioni una volta aperta ufficialmente l'iniziativa. Per consentire alla Commissione Europea di esaminare formalmente la proposta sarà necessario raggiungere contemporaneamente due requisiti: almeno 1 milione di firme di cittadini dell'Unione Europea; superare la soglia minima prevista in almeno 7 Stati membri. Reddito di base europeo incondizionato e povertà in Italia Il tema del reddito di base europeo incondizionato assume particolare rilevanza anche alla luce dei dati italiani sulla povertà. Secondo i dati ISTAT richiamati nel testo: il 9,8% della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta; le persone coinvolte sono stabilmente 5,7 milioni . Numeri che riportano al centro del dibattito la necessità di individuare strumenti efficaci di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale. Conclusione: una nuova opportunità per il contrasto alla povertà? Il reddito di base europeo incondizionato rappresenta una proposta che punta a rafforzare la protezione sociale nell'Unione Europea, garantendo un sostegno economico minimo ai cittadini e affrontando le nuove sfide poste dalla precarietà lavorativa e dall'evoluzione tecnologica. Resta ora da verificare se l'iniziativa riuscirà a raccogliere il consenso necessario per essere esaminata dalle istituzioni europee. Alla luce dell'aumento della povertà assoluta e delle difficoltà economiche che interessano milioni di cittadini, il dibattito sul reddito di base europeo incondizionato potrebbe tornare ad assumere un ruolo centrale nelle future politiche sociali dell'Unione Europea.
Valori dell’Unione Europea: perché il contrasto alle discriminazioni è un principio fondamentale
Autore: Gabriella Scrimieri 29 giugno 2026
Valori dell’Unione Europea: perché il contrasto alle discriminazioni è un principio fondamentale
Salario giusto e sanità: cosa cambia per medici, infermieri e OSS esclusi dagli aumenti previsti
Autore: Gabriella Scrimieri 10 giugno 2026
Salario giusto e sanità: perché medici, infermieri e OSS restano esclusi dagli aumenti automatici previsti dal Decreto Primo Maggio e quali sono le conseguenze.
Mostra altri
Autore: Gabriella Scrimieri 17 luglio 2026
Reddito di base europeo incondizionato: la proposta UE per contrastare la povertà Tempo di lettura: 6 minuti Introduzione Il reddito di base europeo incondizionato torna al centro del dibattito dell'Unione Europea come possibile misura per contrastare la povertà e rafforzare la protezione sociale dei cittadini. L'obiettivo è quello di garantire una soglia minima di sostegno economico, indipendentemente dalla condizione lavorativa, in un contesto segnato dall'aumento delle disuguaglianze, della precarietà e dall'impatto crescente dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. Il reddito di base europeo incondizionato si inserisce tra gli strumenti collegati al Pilastro europeo dei diritti sociali, che individua il contrasto alla povertà come uno degli obiettivi prioritari dell'Unione Europea. Cos'è il reddito di base europeo incondizionato Il reddito di base europeo incondizionato (RBI) è una proposta sostenuta da un'Iniziativa dei Cittadini Europei che mira a introdurre una misura valida in tutta l'Unione Europea. Dal punto di vista politico, la proposta è sostenuta principalmente da: movimenti civici europei; il gruppo The Left al Parlamento europeo; i Verdi europei; alcuni parlamentari europei. L'obiettivo del reddito di base europeo incondizionato è contrastare la crescente precarietà economica, anche alla luce delle trasformazioni del mercato del lavoro causate dall'automazione e dall'intelligenza artificiale. Il Pilastro europeo dei diritti sociali Il reddito di base europeo incondizionato trova il proprio riferimento nel Pilastro europeo dei diritti sociali. Questo documento individua 20 principi fondamentali che guidano le politiche sociali e del lavoro degli Stati membri. I tre pilastri principali riguardano: pari opportunità condizioni di lavoro eque protezione sociale e inclusione Si tratta, tuttavia, di un documento non vincolante , la cui attuazione resta affidata alle autorità nazionali, regionali e locali. Gli obiettivi dell'Unione Europea contro la povertà La Commissione Europea ha fissato una serie di obiettivi in materia di: occupazione; competenze; inclusione sociale. Tra i risultati attesi vi è la riduzione del numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale. L'obiettivo indicato dalla Commissione prevede infatti che il numero delle persone in questa condizione diminuisca di almeno 15 milioni entro il 2030 . In questo contesto, il reddito di base europeo incondizionato viene considerato da alcuni gruppi politici uno strumento utile per raggiungere tali finalità. Perché si propone il reddito di base europeo incondizionato Una misura contro la povertà Il reddito di base europeo incondizionato nasce con l'obiettivo di ridurre il numero di cittadini che vivono in condizioni di povertà, soprattutto negli Stati membri che non garantiscono redditi minimi adeguati. La misura riguarda anche coloro che, pur avendo un'occupazione, non riescono a sostenere il costo della vita e ad acquistare il cosiddetto paniere dei beni essenziali. Gli obiettivi della proposta Secondo i promotori, il reddito di base europeo incondizionato consentirebbe di: garantire una soglia minima di sussistenza dignitosa; scollegare la sopravvivenza economica dal solo lavoro subordinato; offrire maggiore potere contrattuale ai lavoratori; contrastare il fenomeno del lavoro sottopagato; tutelare i cittadini dagli effetti dell'automazione e dell'intelligenza artificiale; ridurre il rischio di indebitamento. Come funziona l'iniziativa dei cittadini europei La proposta sul reddito di base europeo incondizionato è stata registrata dalla Commissione Europea il 7 luglio 2026 . Attualmente la raccolta firme non è ancora iniziata. Le prossime fasi Gli organizzatori avranno: 6 mesi di tempo dalla registrazione per completare gli aspetti organizzativi e fissare la data di avvio della raccolta firme; 12 mesi per raccogliere le adesioni una volta aperta ufficialmente l'iniziativa. Per consentire alla Commissione Europea di esaminare formalmente la proposta sarà necessario raggiungere contemporaneamente due requisiti: almeno 1 milione di firme di cittadini dell'Unione Europea; superare la soglia minima prevista in almeno 7 Stati membri. Reddito di base europeo incondizionato e povertà in Italia Il tema del reddito di base europeo incondizionato assume particolare rilevanza anche alla luce dei dati italiani sulla povertà. Secondo i dati ISTAT richiamati nel testo: il 9,8% della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta; le persone coinvolte sono stabilmente 5,7 milioni . Numeri che riportano al centro del dibattito la necessità di individuare strumenti efficaci di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale. Conclusione: una nuova opportunità per il contrasto alla povertà? Il reddito di base europeo incondizionato rappresenta una proposta che punta a rafforzare la protezione sociale nell'Unione Europea, garantendo un sostegno economico minimo ai cittadini e affrontando le nuove sfide poste dalla precarietà lavorativa e dall'evoluzione tecnologica. Resta ora da verificare se l'iniziativa riuscirà a raccogliere il consenso necessario per essere esaminata dalle istituzioni europee. Alla luce dell'aumento della povertà assoluta e delle difficoltà economiche che interessano milioni di cittadini, il dibattito sul reddito di base europeo incondizionato potrebbe tornare ad assumere un ruolo centrale nelle future politiche sociali dell'Unione Europea.
Valori dell’Unione Europea: perché il contrasto alle discriminazioni è un principio fondamentale
Autore: Gabriella Scrimieri 29 giugno 2026
Valori dell’Unione Europea: perché il contrasto alle discriminazioni è un principio fondamentale
Salario giusto e sanità: cosa cambia per medici, infermieri e OSS esclusi dagli aumenti previsti
Autore: Gabriella Scrimieri 10 giugno 2026
Salario giusto e sanità: perché medici, infermieri e OSS restano esclusi dagli aumenti automatici previsti dal Decreto Primo Maggio e quali sono le conseguenze.
Show More

Condividi questo articolo