10 giugno 2026

Salario giusto ma no per Medici Infermieri e Oss

Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Per il Governo Meloni una strada per innalzare i salari passa per il cosiddetto Salario Giusto, che ha fatto capolino con il Decreto Primo Maggio

Per l’opposizione il salario minimo adottato in 22 paesi dell’UE su 27, migliorerebbe di molto la qualità di vita degli italiani contrastando di fatto il rischio povertà.


Cosa è il salario giusto?

 E’ un trattamento economico complessivo adeguato alla quantità, qualità del lavoro prestato, che è definito dai Contratti Collettivi Nazionali.  

Con il salario giusto si valorizza la qualità della contrattazione, riconoscendo il ruolo e la qualità delle relazioni industriali (Ministro del Lavoro, Marisa Calderone).


Ma c’è anche un’altra novità tutta politico – strategica

L’esecutivo pone la questione sul decreto Primo Maggio inserendo all’ultimo momento un emendamento proposto dalla Lega in cui l’aumento automatico degli stipendi previsto dopo nove mesi dalla scadenza del contratto collettivo, non si applicherà alle strutture sanitarie e sociosanitarie. Settore di maggiore investimento di Antonio Angelucci deputato della Lega.


Perché medici infermieri e Operatori socio sanitari non rientrano nel salario giusto

Il dibattito attorno al concetto di “salario giusto" per medici, infermieri, Oss e altri profili sanitari tocca un tasto dolente della politica economica e sanitaria italiana.

La principale motivazione politica e filosofica del governo si basa sul rifiuto del salario minimo per legge, a favore del modello del "salario giusto" costruito tramite la contrattazione collettiva.

Secondo il CNEL lo Stato non deve stabilire una cifra fissa per decreto. Il "salario giusto" è, per definizione, quello stabilito dai Contratti Colletti Nazionali di Lavoro (CCNL) firmati dai sindacati e dalle associazioni datoriali più rappresentative.

 

La copertura formale e da un punto di vista strutturale: medici e infermieri della sanità pubblica non sono privi di tutela o legati a "contratti pirata" sottopagati, rientrano in contratti nazionali solidi e strutturati. Di conseguenza, per il governo, queste categorie sono già teoricamente inserite nel perimetro della contrattazione di qualità che definisce il salario giusto.

 

Insufficienza di fondi

Le motivazioni del governo sui livelli salariali attuali quali sono?

Se da un lato il quadro contrattuale è solido, dall'altro l'insufficienza degli importi reali rispetti ai colleghi europei è evidente.

Di fronte alle proteste del settore, il governo giustifica la situazione attuale, delineando una propria strategia e sottolineando che l'allineamento degli stipendi italiani a quelli europei (dove un infermiere o un medico può percepire cifre nettamente superiori) si scontra con la scarsità di risorse pubbliche e con oltre un decennio di blocco del turnover e tagli lineari alla sanità.

Alzare drasticamente la base salariale di centinaia di migliaia di dipendenti pubblici richiederebbe coperture finanziarie strutturali che i bilanci dello Stato, condizionati dal debito pubblico, non possono sostenere nell'immediato.

 

La strategia dei rinnovi contrattuali progressivi

La linea dell'esecutivo prevede di intervenire non con riforme d'urto, ma attraverso una programmazione su più tornate contrattuali. L'obiettivo dichiarato è l'aumento progressivo delle retribuzioni medie mensili (con l'obiettivo, sul medio periodo, di incrementi lordi significativi per il personale infermieristico e medico) dilazionando l'impatto economico sui conti pubblici nel corso degli anni.

 

-         Defiscalizzazioni

-         Tassazione agevolata sulle prestazioni aggiuntive

-         Incentivi economici e flat tax (imposta sostitutiva) sugli straordinari e sulle ore extra per abbattere le liste d'attesa

-         Indennità di specificità: Stanziamento di risorse dedicate a valorizzare i ruoli specifici (come il personale dei pronto soccorso o le professioni infermieristiche), cercando di attrarre personale dove c'è maggiore carenza.

-         Misure di welfare e supporto locale (come i piani di “housing” sociale o asili nido per agevolare il personale, composto in larghissima parte da donne nel comparto infermieristico).

 

In sintesi, per il governo il personale sanitario riceve già un "salario giusto" sotto il profilo del metodo (perché regolato da contratti nazionali leader e non da contratti precari). Tuttavia, il limite economico delle cifre reali viene motivato con la necessità di mantenere la sostenibilità dei conti pubblici, preferendo una crescita graduale legata ai rinnovi contrattuali e all'uso di incentivi fiscali sulle ore di lavoro straordinarie.

 

Tutto va bene grazie ai Contratti Collettivi Nazionali per la Sanità

La realtà dei fatti è ben diversa dalla narrazione. In Italia operano milioni di lavoratori con CCNL scaduti da anni o impiegati in settori dove le tutele previste non sono sufficienti a garantire una soglia di sussistenza dignitosa.

Lavoratori che svolgono la stessa attività ma che hanno diritti diversi a secondo del contratto applicato, pubblico o privato. Contratti tipo ARIS RSA e AIOP RSA non rinnovati da 14 anni, mentre altri ospedalieri accreditati attendono il rinnovo da almeno 8 anni.  

Quindi se la strategia del “salario giusto” come panacea di tutti i mali, cura poche ferite, quella del  CCNL, a tutela dei lavoratori, sembra uno specchio per le allodole che fa acqua da tutte le parti.


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