29 giugno 2026

La dimensione sociale nelle politiche dell’Unione europea, messa oggi in forte discussione

Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Valori dell’Unione Europea: perché il contrasto alle discriminazioni è un principio fondamentale

Tempo di lettura: 7 minuti


I valori dell’Unione Europea rappresentano il fondamento giuridico, politico e sociale dell'integrazione tra gli Stati membri. Attraverso il Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFUE), l'UE promuove il rispetto della dignità umana, della libertà, dell'uguaglianza e dei diritti fondamentali, impegnandosi a contrastare ogni forma di discriminazione.

Oggi, tuttavia, questi valori dell’Unione Europea sono sempre più oggetto di confronto politico, anche all'interno degli stessi Stati membri, dove emergono orientamenti che mettono in discussione principi consolidati del progetto europeo.



I valori dell'Unione Europea e la lotta alle discriminazioni

L'articolo 10 del TFUE stabilisce che l'Unione Europea, nella definizione e nell'attuazione delle proprie politiche, mira a combattere le discriminazioni fondate su:

  • sesso
  • razza e origine etnica
  • religione o convinzioni personali
  • disabilità
  • età
  • orientamento sessuale

Questi valori dell’Unione Europea si fondano sul rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e dei diritti umani, comprese le tutele riconosciute alle minoranze.

La società europea viene così definita come uno spazio caratterizzato da:

  • pluralismo
  • non discriminazione
  • tolleranza
  • giustizia
  • solidarietà
  • parità tra uomini e donne



L'evoluzione della politica sociale europea

Il Trattato di Amsterdam del 1997

Lo sviluppo dei valori dell’Unione Europea trova una tappa fondamentale nel Trattato di Amsterdam.

Dopo il Libro Verde e il Libro Bianco sulla politica sociale europea, il Trattato introduce nuove basi giuridiche per la cooperazione in materia di:

  • politiche dell'occupazione
  • politiche sociali
  • lotta alle discriminazioni

Questa fase rafforza il ruolo dell'Unione nel promuovere una maggiore integrazione sociale tra gli Stati membri.



Il Trattato di Nizza e la Carta dei diritti fondamentali

Con il Trattato di Nizza del 2001, l'Unione Europea avvia importanti riforme istituzionali in vista del grande allargamento del 2004, quando dieci nuovi Paesi entreranno a far parte dell'UE.

In questa fase viene introdotta la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, destinata a diventare uno dei principali riferimenti dei valori dell’Unione Europea.



Il Trattato di Lisbona rafforza i valori dell'Unione Europea

La nascita del TFUE

Nel 2007 viene firmato il Trattato di Lisbona, che sostituisce il precedente progetto di Costituzione europea e introduce il nuovo Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFUE).

L'obiettivo è quello di:

  • rafforzare la governance europea;
  • favorire l'integrazione economica e sociale;
  • accompagnare l'allargamento dell'Unione ai 27 Stati membri.

Tra le principali novità, il Trattato attribuisce valore giuridico vincolante alla Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE, proclamata a Nizza nel 2000.



La Carta dei Diritti Fondamentali e l'inclusione sociale

La Carta ridefinisce i valori dell’Unione Europea, rafforzandone la dimensione sociale.

Per la prima volta vengono individuati in modo esplicito:

  • i valori fondanti dell'integrazione europea (art. 2 TFUE);
  • l'inclusione sociale come obiettivo dell'Unione;
  • la tutela dei diritti dei minori;
  • la promozione della parità di genere;
  • le pari opportunità come principi trasversali delle politiche europee.

Il riconoscimento di valori condivisi rafforza inoltre il percorso di integrazione politica tra gli Stati membri.



I valori dell'Unione Europea previsti dall'articolo 2 TFUE

L'articolo 2 del TFUE afferma che l'Unione Europea si fonda su:

  • rispetto della dignità umana
  • libertà
  • democrazia
  • uguaglianza
  • Stato di diritto
  • diritti umani
  • tutela delle minoranze

Questi valori dell’Unione Europea costituiscono il riferimento comune degli Stati membri e producono effetti concreti sul funzionamento dell'Unione.

Gli effetti previsti dai Trattati

Il rispetto dei valori europei comporta importanti conseguenze:

  • il rispetto dei valori costituisce requisito per aderire all'Unione Europea (art. 49 TUE);
  • una violazione grave dei valori può comportare la sospensione di alcuni diritti dello Stato membro (art. 7 TUE);
  • la promozione dei valori rappresenta uno degli obiettivi fondamentali dell'UE (art. 3 TUE);
  • la Carta dei Diritti Fondamentali assume valore giuridicamente vincolante (art. 6 TUE).



L'adesione ai valori comuni dell'Unione Europea

L'articolo 49 del TUE richiama espressamente il rispetto dei principi fondanti dell'Unione.

Il Trattato stabilisce infatti che:

"In caso di accertamento di una violazione grave e persistente da parte di uno Stato membro dei valori di cui all'articolo 2 è possibile deliberare la sospensione di alcuni diritti spettanti allo Stato."

La Carta dei Diritti Fondamentali ricorda inoltre che:

"I popoli d'Europa, nel creare tra loro un'unione sempre più stretta, hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato sui valori comuni."

L'Unione Europea pone così la persona al centro della propria azione attraverso:

  • cittadinanza europea;
  • tutela dei diritti fondamentali;
  • libertà;
  • sicurezza;
  • giustizia.



Conclusione: quale futuro per i valori dell'Unione Europea?

I valori dell’Unione Europea rappresentano oggi il punto di riferimento dell'intero progetto europeo e costituiscono la base delle politiche in materia di diritti, inclusione sociale, uguaglianza e lotta alle discriminazioni.

Alla luce delle nuove proposte politiche e delle recenti promesse elettorali, emerge una riflessione sul rapporto tra alcune visioni politiche nazionali e i principi fondanti dell'Unione Europea.

Conoscere i trattati europei e i valori su cui si fonda l'UE consente ai cittadini di comprendere meglio le conseguenze delle scelte politiche e il ruolo che tali principi continuano a svolgere nella costruzione dell'Europa.

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Cos'è il reddito di base europeo incondizionato Il reddito di base europeo incondizionato (RBI) è una proposta sostenuta da un'Iniziativa dei Cittadini Europei che mira a introdurre una misura valida in tutta l'Unione Europea. Dal punto di vista politico, la proposta è sostenuta principalmente da: movimenti civici europei; il gruppo The Left al Parlamento europeo; i Verdi europei; alcuni parlamentari europei. L'obiettivo del reddito di base europeo incondizionato è contrastare la crescente precarietà economica, anche alla luce delle trasformazioni del mercato del lavoro causate dall'automazione e dall'intelligenza artificiale. Il Pilastro europeo dei diritti sociali Il reddito di base europeo incondizionato trova il proprio riferimento nel Pilastro europeo dei diritti sociali. Questo documento individua 20 principi fondamentali che guidano le politiche sociali e del lavoro degli Stati membri. I tre pilastri principali riguardano: pari opportunità condizioni di lavoro eque protezione sociale e inclusione Si tratta, tuttavia, di un documento non vincolante , la cui attuazione resta affidata alle autorità nazionali, regionali e locali. Gli obiettivi dell'Unione Europea contro la povertà La Commissione Europea ha fissato una serie di obiettivi in materia di: occupazione; competenze; inclusione sociale. Tra i risultati attesi vi è la riduzione del numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale. L'obiettivo indicato dalla Commissione prevede infatti che il numero delle persone in questa condizione diminuisca di almeno 15 milioni entro il 2030 . In questo contesto, il reddito di base europeo incondizionato viene considerato da alcuni gruppi politici uno strumento utile per raggiungere tali finalità. Perché si propone il reddito di base europeo incondizionato Una misura contro la povertà Il reddito di base europeo incondizionato nasce con l'obiettivo di ridurre il numero di cittadini che vivono in condizioni di povertà, soprattutto negli Stati membri che non garantiscono redditi minimi adeguati. La misura riguarda anche coloro che, pur avendo un'occupazione, non riescono a sostenere il costo della vita e ad acquistare il cosiddetto paniere dei beni essenziali. Gli obiettivi della proposta Secondo i promotori, il reddito di base europeo incondizionato consentirebbe di: garantire una soglia minima di sussistenza dignitosa; scollegare la sopravvivenza economica dal solo lavoro subordinato; offrire maggiore potere contrattuale ai lavoratori; contrastare il fenomeno del lavoro sottopagato; tutelare i cittadini dagli effetti dell'automazione e dell'intelligenza artificiale; ridurre il rischio di indebitamento. Come funziona l'iniziativa dei cittadini europei La proposta sul reddito di base europeo incondizionato è stata registrata dalla Commissione Europea il 7 luglio 2026 . Attualmente la raccolta firme non è ancora iniziata. Le prossime fasi Gli organizzatori avranno: 6 mesi di tempo dalla registrazione per completare gli aspetti organizzativi e fissare la data di avvio della raccolta firme; 12 mesi per raccogliere le adesioni una volta aperta ufficialmente l'iniziativa. Per consentire alla Commissione Europea di esaminare formalmente la proposta sarà necessario raggiungere contemporaneamente due requisiti: almeno 1 milione di firme di cittadini dell'Unione Europea; superare la soglia minima prevista in almeno 7 Stati membri. Reddito di base europeo incondizionato e povertà in Italia Il tema del reddito di base europeo incondizionato assume particolare rilevanza anche alla luce dei dati italiani sulla povertà. Secondo i dati ISTAT richiamati nel testo: il 9,8% della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta; le persone coinvolte sono stabilmente 5,7 milioni . Numeri che riportano al centro del dibattito la necessità di individuare strumenti efficaci di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale. Conclusione: una nuova opportunità per il contrasto alla povertà? Il reddito di base europeo incondizionato rappresenta una proposta che punta a rafforzare la protezione sociale nell'Unione Europea, garantendo un sostegno economico minimo ai cittadini e affrontando le nuove sfide poste dalla precarietà lavorativa e dall'evoluzione tecnologica. Resta ora da verificare se l'iniziativa riuscirà a raccogliere il consenso necessario per essere esaminata dalle istituzioni europee. 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