12 agosto 2026

Perché gli italiani dovrebbero destinare soldi pubblici alle armi privandosi dei servizi essenziali?

Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Il Governo non pone questo quesito ai cittadini che vivono la carenza di servizi essenziali quotidianamente e sulla loro pelle

Il Governo italiano non pone questo quesito ai cittadini che vivono quotidianamente la carenza di servizi essenziali sulla loro pelle. Ma il loro parere evidentemente conta poco.

Il nostro paese sta rinunciando al futuro perché le scelte di oggi si ripercuoteranno sul domani e sulle future generazioni. Indebitamento, inquinamento, diritti negati questo è il rischio a cui andremo in contro.


Il Ministro dell’Economia Giorgetti della Lega, qualche giorno fa ha confermato che l’Italia ha chiesto all’Europa un prestito di 22 miliardi di euro destinati al riarmo.


Quali sono le regole europee?

Per consentire investimenti nella difesa senza violare rigidamente i vincoli di bilancio del Patto di Stabilità, l’Unione Europea ha introdotto deroghe e flessibilità che permettono agli Stati di indebitarsi maggiormente se le risorse sono destinate a specifici settori strategici, tra cui transizione energetica e trasporti.


Perché non unirci in Europa per una difesa comune?

Magari diminuendo i costi, potremmo migliorare l’efficienza riducendo le duplicazioni degli armamenti pesanti dei singoli Stati, migliorando così l’efficienza industriale che garantisca un peso politico più forte.

Ma alcuni governi sono riluttanti a cedere la propria sovranità sulle forze armate.

La politica perderebbe in visibilità, forza politica interna, scelte diverse dei vari paesi, molti stati oggi si fidano più della Nato e degli USA che di un piano europeo.

Destinare tanti soldi in armi, significa indebitarsi per almeno i prossimi 40 anni, a discapito di settori in grave crisi come: la sanità, il welfare, l’istruzione, la transazione ecologica i trasporti la sicurezza sul lavoro.

In un paese dove il debito pubblico è molto elevato, un ulteriore ricorso al deficit per finanziare ciò che di fatto non produrrà nulla per il paese, è una strategia quantomeno azzardata.


Ma cosa potremmo comprare noi italiani con 22 miliardi?

Mi sono avvalsa del supporto dell’intelligenza artificiale per valutare i costi di servizi ad alto impatto per la popolazione. E il dato è sconcertante.


Sanità e assistenza: 6,0 mld di cui 2,5 mld destinati all’abbattimento delle liste d’attesa (nuove assunzioni, ore straordinarie, incentivi al personale), 2,0 mld per la rete cure domiciliari e telemedicina (dispositivi centrali operative, assunzioni di circa 20.000 infermieri) 1,5 mld di presidi territoriali e potenziamento rete di salute mentale.

Scuola: 4,5 mld ci cui 2,0 mld in costruzione gestione e ampliamenti asili nido pubblici, 1,5 mld riqualificazione edilizia scolastica e apertura campus fino a sera, 1,0 mld fondo per il diritto allo studio (borse di studio alloggi universitari).

Welfare e famiglia: 4,0 mld di cui 1,5 mld voucher caregiver, non autosufficienza e potenziamento assistenti sociali, 1,5 mld piano social housing e fondo garanzia affitti, 1,0 mld estensione e copertura al 100% del congedo paternità paritario.

Trasporti e mobilità: 3,5 mld per acquisto treni regionali e autobus elettrici, 1,0 mld sussidi e abbonamenti integrati e agevolati per studenti e under 30.

0,5 mld per la digitalizzazione e servizi di trasporto pubblico a chiamata nelle aree interne.

Ricerca e innovazione: 2,5 mld per il fondo rientro cervelli, borse post-doc e progetti giovani ricercatori, 1,0 mld per la realizzazione di poli tecnologici e incubatori di trasferimento tecnologico.

Sicurezza sul lavoro: 1,5 mld credito d’imposta per le aziende che erogano formazione avanzata certificata, 0,6 md assunzioni di ispettori del lavoro, digitalizzazione e incrocio banche dati INPS/INAIL. 


Quindi quanti servizi potremmo garantire con tutti questi soldi che si vogliono destinare alle armi. E mentre il dipartimento per la difesa si arricchisce di armi, il cittadino italiano che non può permettersi le cure muore. Sembra un vero e proprio paradosso, non vi pare? 

Autore: Gabriella Scrimieri 17 luglio 2026
Reddito di base europeo incondizionato: la proposta UE per contrastare la povertà Tempo di lettura: 6 minuti Introduzione Il reddito di base europeo incondizionato torna al centro del dibattito dell'Unione Europea come possibile misura per contrastare la povertà e rafforzare la protezione sociale dei cittadini. L'obiettivo è quello di garantire una soglia minima di sostegno economico, indipendentemente dalla condizione lavorativa, in un contesto segnato dall'aumento delle disuguaglianze, della precarietà e dall'impatto crescente dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. Il reddito di base europeo incondizionato si inserisce tra gli strumenti collegati al Pilastro europeo dei diritti sociali, che individua il contrasto alla povertà come uno degli obiettivi prioritari dell'Unione Europea. Cos'è il reddito di base europeo incondizionato Il reddito di base europeo incondizionato (RBI) è una proposta sostenuta da un'Iniziativa dei Cittadini Europei che mira a introdurre una misura valida in tutta l'Unione Europea. Dal punto di vista politico, la proposta è sostenuta principalmente da: movimenti civici europei; il gruppo The Left al Parlamento europeo; i Verdi europei; alcuni parlamentari europei. L'obiettivo del reddito di base europeo incondizionato è contrastare la crescente precarietà economica, anche alla luce delle trasformazioni del mercato del lavoro causate dall'automazione e dall'intelligenza artificiale. Il Pilastro europeo dei diritti sociali Il reddito di base europeo incondizionato trova il proprio riferimento nel Pilastro europeo dei diritti sociali. Questo documento individua 20 principi fondamentali che guidano le politiche sociali e del lavoro degli Stati membri. I tre pilastri principali riguardano: pari opportunità condizioni di lavoro eque protezione sociale e inclusione Si tratta, tuttavia, di un documento non vincolante , la cui attuazione resta affidata alle autorità nazionali, regionali e locali. Gli obiettivi dell'Unione Europea contro la povertà La Commissione Europea ha fissato una serie di obiettivi in materia di: occupazione; competenze; inclusione sociale. Tra i risultati attesi vi è la riduzione del numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale. L'obiettivo indicato dalla Commissione prevede infatti che il numero delle persone in questa condizione diminuisca di almeno 15 milioni entro il 2030 . In questo contesto, il reddito di base europeo incondizionato viene considerato da alcuni gruppi politici uno strumento utile per raggiungere tali finalità. Perché si propone il reddito di base europeo incondizionato Una misura contro la povertà Il reddito di base europeo incondizionato nasce con l'obiettivo di ridurre il numero di cittadini che vivono in condizioni di povertà, soprattutto negli Stati membri che non garantiscono redditi minimi adeguati. La misura riguarda anche coloro che, pur avendo un'occupazione, non riescono a sostenere il costo della vita e ad acquistare il cosiddetto paniere dei beni essenziali. Gli obiettivi della proposta Secondo i promotori, il reddito di base europeo incondizionato consentirebbe di: garantire una soglia minima di sussistenza dignitosa; scollegare la sopravvivenza economica dal solo lavoro subordinato; offrire maggiore potere contrattuale ai lavoratori; contrastare il fenomeno del lavoro sottopagato; tutelare i cittadini dagli effetti dell'automazione e dell'intelligenza artificiale; ridurre il rischio di indebitamento. Come funziona l'iniziativa dei cittadini europei La proposta sul reddito di base europeo incondizionato è stata registrata dalla Commissione Europea il 7 luglio 2026 . Attualmente la raccolta firme non è ancora iniziata. Le prossime fasi Gli organizzatori avranno: 6 mesi di tempo dalla registrazione per completare gli aspetti organizzativi e fissare la data di avvio della raccolta firme; 12 mesi per raccogliere le adesioni una volta aperta ufficialmente l'iniziativa. Per consentire alla Commissione Europea di esaminare formalmente la proposta sarà necessario raggiungere contemporaneamente due requisiti: almeno 1 milione di firme di cittadini dell'Unione Europea; superare la soglia minima prevista in almeno 7 Stati membri. Reddito di base europeo incondizionato e povertà in Italia Il tema del reddito di base europeo incondizionato assume particolare rilevanza anche alla luce dei dati italiani sulla povertà. Secondo i dati ISTAT richiamati nel testo: il 9,8% della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta; le persone coinvolte sono stabilmente 5,7 milioni . Numeri che riportano al centro del dibattito la necessità di individuare strumenti efficaci di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale. Conclusione: una nuova opportunità per il contrasto alla povertà? Il reddito di base europeo incondizionato rappresenta una proposta che punta a rafforzare la protezione sociale nell'Unione Europea, garantendo un sostegno economico minimo ai cittadini e affrontando le nuove sfide poste dalla precarietà lavorativa e dall'evoluzione tecnologica. Resta ora da verificare se l'iniziativa riuscirà a raccogliere il consenso necessario per essere esaminata dalle istituzioni europee. Alla luce dell'aumento della povertà assoluta e delle difficoltà economiche che interessano milioni di cittadini, il dibattito sul reddito di base europeo incondizionato potrebbe tornare ad assumere un ruolo centrale nelle future politiche sociali dell'Unione Europea.
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Come funziona l'iniziativa dei cittadini europei La proposta sul reddito di base europeo incondizionato è stata registrata dalla Commissione Europea il 7 luglio 2026 . Attualmente la raccolta firme non è ancora iniziata. Le prossime fasi Gli organizzatori avranno: 6 mesi di tempo dalla registrazione per completare gli aspetti organizzativi e fissare la data di avvio della raccolta firme; 12 mesi per raccogliere le adesioni una volta aperta ufficialmente l'iniziativa. Per consentire alla Commissione Europea di esaminare formalmente la proposta sarà necessario raggiungere contemporaneamente due requisiti: almeno 1 milione di firme di cittadini dell'Unione Europea; superare la soglia minima prevista in almeno 7 Stati membri. Reddito di base europeo incondizionato e povertà in Italia Il tema del reddito di base europeo incondizionato assume particolare rilevanza anche alla luce dei dati italiani sulla povertà. 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