12 agosto 2026

Perché gli italiani dovrebbero destinare soldi pubblici alle armi privandosi dei servizi essenziali?

Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

22 miliardi per il riarmo: cosa si potrebbe finanziare per sanità, scuola e welfare

Tempo di lettura: 7 minuti


Il Governo italiano ha chiesto all’Europa un prestito di 22 miliardi di euro destinati al riarmo. Una scelta che apre una riflessione sulle priorità del Paese e sull'utilizzo delle risorse pubbliche, soprattutto in un momento in cui molti cittadini affrontano quotidianamente la carenza di servizi essenziali.

Il punto non riguarda soltanto la destinazione delle risorse, ma le conseguenze che determinate scelte possono produrre nel lungo periodo. 22 miliardi per il riarmo significano infatti nuove risorse destinate alla difesa, mentre sanità, welfare, istruzione, trasporti, transizione ecologica e sicurezza sul lavoro continuano ad affrontare importanti difficoltà.

Il Governo e i 22 miliardi per il riarmo

Il Ministro dell'Economia Giorgetti, della Lega, ha confermato che l'Italia ha chiesto all'Europa un prestito di 22 miliardi di euro destinati al riarmo.

La possibilità di aumentare gli investimenti nella difesa deriva dalle regole europee che consentono agli Stati membri di utilizzare deroghe e forme di flessibilità rispetto ai vincoli del Patto di Stabilità quando le risorse vengono destinate a determinati settori strategici.

Tra questi rientrano anche:

  • difesa;
  • transizione energetica;
  • trasporti.

La scelta solleva però una domanda: quali dovrebbero essere le priorità di investimento di un Paese che presenta ancora gravi carenze nei servizi essenziali?


Quali sono le regole europee sulla spesa per la difesa?

Per consentire agli Stati membri di aumentare gli investimenti nella difesa senza violare rigidamente i vincoli di bilancio, l'Unione Europea ha introdotto deroghe e strumenti di flessibilità.

Queste possibilità permettono di aumentare il ricorso all'indebitamento quando le risorse vengono destinate a specifici settori strategici.

La questione, quindi, non riguarda soltanto la possibilità di utilizzare 22 miliardi per il riarmo, ma anche le conseguenze economiche e sociali che questa scelta potrebbe determinare nei prossimi decenni.

Perché non costruire una difesa europea comune?

Una delle riflessioni riguarda la possibilità di costruire una difesa comune europea.

Una maggiore integrazione potrebbe consentire di:

  • ridurre la duplicazione degli armamenti pesanti dei singoli Stati;
  • diminuire alcuni costi;
  • migliorare l'efficienza industriale;
  • rafforzare il peso politico dell'Europa.

Esistono però importanti resistenze da parte dei governi nazionali, soprattutto per quanto riguarda la sovranità sulle forze armate.

La politica nazionale perderebbe parte della propria visibilità e della propria capacità decisionale, mentre alcuni Stati continuano a considerare la NATO e gli Stati Uniti come il principale riferimento per la sicurezza.


22 miliardi per il riarmo o investimenti nei servizi essenziali?

La questione diventa ancora più delicata se si considera il livello di indebitamento pubblico italiano.

Destinare 22 miliardi per il riarmo significa assumere impegni finanziari che potrebbero avere conseguenze per molti anni, mentre alcuni settori fondamentali continuano a necessitare di investimenti.

Tra quelli maggiormente in difficoltà vengono indicati:

  • sanità;
  • welfare;
  • istruzione;
  • transizione ecologica;
  • trasporti;
  • sicurezza sul lavoro.

In un Paese caratterizzato da un debito pubblico elevato, un ulteriore ricorso al deficit per finanziare la spesa militare rappresenta quindi una scelta che merita una discussione approfondita sulle priorità nazionali.

Cosa si potrebbe finanziare con 22 miliardi di euro?

Per comprendere concretamente la dimensione delle risorse destinate al riarmo, è possibile confrontarle con alcuni interventi ad alto impatto sociale.

Con 22 miliardi per il riarmo, secondo la valutazione riportata nel testo, si potrebbero finanziare interventi significativi in diversi settori.

Sanità e assistenza: 6 miliardi

Una quota di 6 miliardi di euro potrebbe essere destinata alla sanità e all'assistenza, attraverso:

  • 2,5 miliardi per l'abbattimento delle liste d'attesa, nuove assunzioni, ore straordinarie e incentivi al personale;
  • 2 miliardi per la rete delle cure domiciliari e la telemedicina, comprese le assunzioni di circa 20.000 infermieri;
  • 1,5 miliardi per i presidi territoriali e il potenziamento della rete di salute mentale.

Scuola: 4,5 miliardi

Altri 4,5 miliardi di euro potrebbero essere destinati alla scuola:

  • 2 miliardi per costruzione, gestione e ampliamento degli asili nido pubblici;
  • 1,5 miliardi per la riqualificazione dell'edilizia scolastica e l'apertura dei campus fino a sera;
  • 1 miliardo per il diritto allo studio, comprese borse di studio e alloggi universitari.

Welfare e famiglia: 4 miliardi

Per il welfare e il sostegno alle famiglie, la cifra indicata è di 4 miliardi di euro:

  • 1,5 miliardi per voucher caregiver, non autosufficienza e potenziamento degli assistenti sociali;
  • 1,5 miliardi per un piano di social housing e un fondo di garanzia per gli affitti;
  • 1 miliardo per estendere e garantire al 100% il congedo di paternità paritario.

Trasporti e mobilità: 3,5 miliardi

Nel settore dei trasporti potrebbero essere investiti 3,5 miliardi di euro, destinati a:

  • acquisto di treni regionali;
  • acquisto di autobus elettrici;
  • 1 miliardo per sussidi e abbonamenti integrati e agevolati per studenti e under 30;
  • 0,5 miliardi per la digitalizzazione e i servizi di trasporto pubblico a chiamata nelle aree interne.

Ricerca e innovazione: 2,5 miliardi

La ricerca potrebbe beneficiare di 2,5 miliardi di euro, attraverso:

  • fondo per il rientro dei cervelli;
  • borse post-doc;
  • progetti destinati ai giovani ricercatori;
  • realizzazione di poli tecnologici;
  • incubatori per il trasferimento tecnologico.

Sicurezza sul lavoro: 1,5 miliardi

Infine, 1,5 miliardi di euro potrebbero essere destinati alla sicurezza sul lavoro:

  • 0,9 miliardi per crediti d'imposta alle aziende che realizzano formazione avanzata certificata;
  • 0,6 miliardi per l'assunzione di ispettori del lavoro;
  • digitalizzazione e integrazione delle banche dati INPS e INAIL.


La scelta sulle priorità del Paese

Il confronto tra 22 miliardi per il riarmo e gli investimenti possibili nei servizi essenziali non vuole ignorare il tema della sicurezza nazionale, ma pone una questione sulle priorità di spesa e sulle conseguenze delle decisioni pubbliche.

Sanità, scuola, welfare, trasporti, ricerca e sicurezza sul lavoro rappresentano infatti servizi che incidono direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini.

Il nostro Paese sta affrontando difficoltà strutturali che richiedono investimenti di lungo periodo. Liste d'attesa, carenza di personale sanitario, difficoltà economiche delle famiglie, trasporti insufficienti e sicurezza sul lavoro sono problemi che non possono essere risolti con interventi temporanei.

22 miliardi per il riarmo: quale futuro per i cittadini?

La questione centrale diventa quindi quella delle conseguenze delle scelte di oggi sul futuro delle prossime generazioni.

Indebitamento, inquinamento e diritti negati rappresentano rischi che possono aumentare se le risorse pubbliche non vengono utilizzate per affrontare anche le emergenze sociali ed economiche del Paese.

La domanda diventa inevitabile: quanto potrebbe cambiare la vita dei cittadini se una parte delle risorse destinate al riarmo fosse utilizzata per rafforzare i servizi essenziali?


Conclusione: sicurezza nazionale e sicurezza sociale

La discussione sui 22 miliardi per il riarmo non può prescindere dal confronto con le condizioni in cui vivono milioni di cittadini.

La sicurezza di un Paese non riguarda soltanto la capacità di difendersi militarmente. Riguarda anche la possibilità di ricevere cure quando si è malati, avere un'istruzione adeguata, trovare un alloggio, utilizzare trasporti efficienti, ricevere assistenza quando necessario e lavorare in condizioni sicure.

Il vero interrogativo riguarda quindi quale modello di Paese vogliamo costruire e quali priorità intendiamo lasciare alle generazioni future.

Perché mentre si destinano 22 miliardi per il riarmo, resta aperta una domanda fondamentale: quante persone potrebbero essere aiutate, quanti servizi potrebbero essere potenziati e quante difficoltà potrebbero essere affrontate con le stesse risorse?

E mentre il dipartimento della Difesa aumenta le proprie disponibilità, il cittadino che non può permettersi cure o non riesce ad accedere tempestivamente ai servizi sanitari rischia di rimanere indietro. È questo il paradosso sul quale la politica dovrebbe interrogarsi.

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