27 novembre 2025

Liste d’attesa troppo lunghe? Prima regola - conoscere i propri diritti

Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Liste d’attesa sanitarie: diritti del cittadino, tempi previsti e cosa fare se sono troppo lunghi.


Liste d’attesa sanitarie e diritto alla salute

Si parla spesso di liste d’attesa e tempi di attesa delle prestazioni sanitarie. Conoscere il funzionamento delle liste d’attesa sanitarie e le leggi che le disciplinano aiuta il cittadino a ottenere ciò che gli spetta.

È un diritto ricevere dal Sistema Sanitario Nazionale le prestazioni sanitarie dopo aver pagato le tasse che finanziano i servizi pubblici? Il principio è chiaro: il cittadino contribuisce fiscalmente e lo Stato eroga le prestazioni necessarie. Tuttavia, questo non avviene sempre nei tempi previsti.

Se non ci si può permettere cure a pagamento e le liste d’attesa sono troppo lunghe, il rischio è un peggioramento della salute. Per questo è fondamentale conoscere strumenti e tutele previste dalla normativa.

Cosa sono le liste d’attesa e i tempi di attesa

Le liste d’attesa sanitarie sono l’elenco dei pazienti che attendono una prestazione medica: visita specialistica, esame diagnostico o intervento chirurgico.

Il sistema è organizzato secondo classi di priorità che stabiliscono tempi massimi di attesa. L’obiettivo è garantire un accesso equo ai servizi sanitari.

Per tempo di attesa si intende il numero di giorni tra la data di prenotazione e la data di erogazione della prestazione. Al cittadino viene comunicata la prima data disponibile.

Liste d’attesa sanitarie: diritti del cittadino, tempi previsti e cosa fare se sono troppo lunghi.

Come funzionano le liste d’attesa in sanità

La materia è disciplinata da:

  • Decreto Legislativo n. 124 del 29 aprile 1998
  • Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (P.N.G.L.A.) 2010-2012
  • Piani Regionali di Governo delle Liste di Attesa (P.R.G.L.A.)
  • Legge n. 266 del 23 dicembre 2005, che vieta la sospensione delle liste di attesa

Il medico, al momento della prescrizione, deve indicare la classe di priorità e il quesito diagnostico, specificando se si tratta di prima visita o accesso successivo.

Classi di priorità per le visite

  • U (Urgente): entro 72 ore
  • B (Breve): entro 10 giorni
  • D (Differibile): entro 30 giorni per le visite e 60 giorni per gli accertamenti
  • P (Programmabile): entro 180 giorni

Priorità per i ricoveri ospedalieri

  • A: entro 30 giorni per casi che possono aggravarsi
  • B: entro 60 giorni per dolore intenso o gravi disfunzioni
  • C: entro 180 giorni per dolore lieve
  • D: entro un anno per casi senza dolore o disabilità

Questi tempi sono fissati per tutelare la salute del cittadino. Se vengono superati, esistono alternative previste dalla legge.


Riduzione delle liste d’attesa: le novità normative

Il Decreto Legislativo n. 73 del 7 giugno 2024, relativo alla riduzione dei tempi delle liste d’attesa sanitarie, è stato convertito nella Legge n. 107 del 29 luglio 2024.

Le principali novità prevedono:

  • Istituzione di una Piattaforma nazionale delle liste di attesa presso AGENAS
  • Creazione di un Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria presso il Ministero della Salute
  • Misure per rafforzare l’erogazione dei servizi sanitari

L’obiettivo è migliorare monitoraggio e trasparenza sui tempi di attesa.


Cosa fare se le liste d’attesa sono troppo lunghe

Il cittadino può prenotare una prestazione con impegnativa medica:

  • Per telefono
  • Online
  • Allo sportello
  • In farmacia

Se i tempi proposti superano quelli previsti dalla classe di priorità indicata in ricetta, è possibile richiedere la prestazione in regime di attività libero-professionale intramuraria (intramoenia).

In questo caso, se il limite di legge è stato superato, l’azienda sanitaria pubblica deve coprire la differenza tra il costo della prestazione in intramoenia (o presso struttura privata accreditata) e il ticket pagato dal paziente. Nulla è dovuto se il cittadino è esente.

Come tutelarsi contro liste d’attesa troppo lunghe

Se il CUP non propone una struttura alternativa pubblica o privata convenzionata che rispetti i tempi di legge, il cittadino può:

  • Presentare un’istanza al Direttore Generale della ASL competente
  • Inviare una PEC
  • Spedire una raccomandata A/R

Gli indirizzi sono reperibili sui siti istituzionali regionali o del Ministero della Salute.


Percorso di tutela: Regione Lombardia

In Regione Lombardia è previsto un percorso di tutela per le prestazioni di specialistica ambulatoriale di primo accesso.

Se la struttura non ha disponibilità entro i tempi previsti dalla priorità indicata, il cittadino può rivolgersi al Responsabile Unico Aziendale per i tempi d’attesa, che in collaborazione con il CUP aziendale attiva possibili soluzioni.

La struttura, pubblica o privata accreditata, deve individuare altre strutture del territorio in grado di erogare la prestazione nei tempi previsti.

Se nel territorio dell’ATS non vi sono disponibilità, il cittadino viene inserito in una lista d’attesa dedicata per garantire l’appuntamento entro i tempi stabiliti.

Attenzione: se il cittadino rifiuta la proposta per motivi personali o logistici, può perdere il diritto al mantenimento della classe di priorità. È opportuno chiedere chiarimenti prima di rifiutare.

Se invece il cittadino sceglie autonomamente e volontariamente di rivolgersi al privato, non potrà richiedere alcun rimborso al Sistema Sanitario Regionale.


Liste d’attesa sanitarie: conoscere i propri diritti

Conoscere le regole sulle liste d’attesa sanitarie significa tutelare la propria salute. I tempi massimi sono stabiliti dalla legge e superare tali limiti attiva strumenti di tutela.

Prevenire e intervenire tempestivamente non è solo un vantaggio per il singolo cittadino, ma anche per l’intero sistema sanitario: un cittadino curato in tempo riduce complicanze, costi futuri e pressione sulle strutture pubbliche.

Informarsi sulle liste d’attesa e far valere i propri diritti è il primo passo per ottenere le prestazioni sanitarie nei tempi previsti.

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