3 marzo 2026

Il diritto alla salute può essere definito, come il più importante e il più fragile tra tutti i diritti sociali

Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

L'Italia da tempo vive un processo di lento smantellamento del welfare sanitario 

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”(art.32 della Costituzione).

L’Italia da diversi anni sta vivendo un processo di lento smantellamento del welfare sanitario, infatti il taglio sul diritto alla salute, non ha equivalenti, rispetto ad altri settori della spesa pubblica (L.Antonini, S. Zamagni, Pensare la Sanità, 2025).

I tagli alla sanità nel tempo hanno prodotto esiti negativi sia sulla qualità delle cure sia sull’accesso ai servizi sanitari, con conseguenze tangibili sia per i cittadini che per l’intera società.

I cittadini si sono visti ridurre i servizi essenziali, quali “ospedali, reparti, personale”. Aumento dei tempi d’attesa delle prestazioni, peggioramento della qualità delle cure, maggiore ricorso alle spese private con aumento delle disuguaglianze.

Il sistema sanitario a sua volta ha vissuto una progressiva riduzione di medici specialisti e infermieri, difficoltà a mantenere strutture tecnologiche aggiornate, aumento dei costi per malattie non trattate precocemente.


Nel periodo della pandemia da Covid-19

Si sono verificate situazioni drammatiche da un punto di vista sanitario ed etico che non ha eguali. L’allocazione delle risorse necessarie per garantire i diritti costituzionali e in primis il fondamentale diritto alla salute, ha subito uno stravolgimento.

In quel determinato periodo ad esempio si è parlato di “scelte e priorità”. Significa che di fronte alla scarsità di risorse, di posti letto nelle terapie intensive e la scarsità di respiratori, bisognava dare la precedenza ai giovani piuttosto che agli anziani. E tra i giovani dare la precedenza a quelli “sani” che avevano più probabilità di salvarsi.

E’ evidente che tutto questo non è compatibile con la nostra Costituzione che ruota attorno al concetto di dignità umana e respinge con forza qualsiasi discriminazione a riguardo.

Ma oggi la lentezza con cui si garantiscono le prestazioni sanitarie, l’impossibilità di accedere alle cure se non pagando di tasca propria, viola il famoso art. 32?


E la pandemia non ha insegnato proprio nulla?

Il problema della scarsità di risorse non può e non deve gravare sul singolo cittadino, magari più fragile, creando disuguaglianze sociali vere e proprie. Prima di tagliere la spesa sanitaria si dovrebbero tagliare spese che prioritarie non sono.

La garanzia dei diritti costituzionali come quello della “Salute” non può evitare il conflitto della compatibilità economica, questo è evidente. Ma in uno Stato Sociale (Welfare State)  previsto dalla nostra Costituzione, la sanità non deve considerarsi un privilegio ma un diritto per tutti.

La mancata garanzia del diritto alla salute comporta una violazione del principio fondamentale dello Stato Sociale, con conseguenze sia per l’individuo sottoforma di peggioramento dello stato di salute, sia per la collettività, attraverso l’aumento delle disuguaglianze, e la perdita di benessere sociale.

La spesa sanitaria aumenta perché curare le malattie in fase avanzata costa di più, aumentano le disuguaglianze sociali e territoriali, si perde produttività e benessere collettivo.  Inoltre una persona ammalata non è produttiva ma assorbe risorse.

Questo sistema precario che ha ricadute importanti sui cittadini più fragili, compromette la produttività generale del paese e genera un indebolimento dell’intero benessere collettivo.

Possiamo ripensare il sistema sanitario in disfacimento?

 


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