Gli infermieri potrebbero non mancare, basta trattarli da Professionisti
Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Secondo i dati FNOPI, in Italia mancano almeno 65.000 infermieri per garantire i livelli essenziali di assistenza (LEA).

Secondo i dati FNOPI, in Italia mancano almeno 65.000 infermieri per garantire i livelli essenziali di assistenza (LEA) e allinearsi alla media europea, ma le stime più ampie arrivano a oltre 100.000, considerando pensionamenti e aumento della domanda, con un rapporto di circa 5,8 infermieri ogni 1.000 abitanti contro una media UE di 8,4.
Quanti sono gli infermieri che vanno a lavorare all'estero
Il dato cumulativo indica che, nel tempo, circa 20.000 infermieri formati in Italia si sono trasferiti stabilmente all'estero. Questa cifra trova conferma nei dati OCSE per il triennio 2019-2021, che registravano 15.109 infermieri italiani attivi in altri Paesi, un dato che peraltro non includeva la Germania, dove si stima lavorino circa 2.700 professionisti italiani.
Più complessa è la stima del flusso annuale, che presenta notevoli discrepanze. Alcune fonti, basate su proiezioni sindacali, riportano cifre molto elevate: 6.000 infermieri avrebbero lasciato l'Italia nel 2023, con una previsione di ulteriori 8.000 entro la fine del 2024. Altre stime, come quelle dell'Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI), indicano che 350 infermieri hanno lasciato il Paese nei primi tre mesi del 2024, un dato che si basa sulla richiesta del "certificato di buona condotta" necessario per il trasferimento.
Dati ufficiali della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), basati sulle cancellazioni dagli albi provinciali per trasferimento all'estero, forniscono una stima più conservativa di 200-300 trasferimenti stabili all'anno (Il Bilancio a Doppia Entrata: Analisi della Migrazione Infermieristica in Italia e Impatto sul Servizio Sanitario Nazionale, InfermieriAttivi, https://www.infermieriattivi.it/images/doc/Bilancio_Migrazione_Infermieri_in_Italia.pdf).
Intanto la politica presenta emendamenti e proposte bizzarre
Il presidente della Commissione Finanze del Senato Massimo Garavaglia (Lega) lancia la proposta di un liceo infermieristico abilitante per rispondere alla carenza di professionisti. Una visione che punta a rivoluzionare la formazione per trattenere in Italia le competenze. Il vice ministro individua nel percorso formativo troppo lungo e poco attraente la causa principale del problema carenza infermieri, proponendo come soluzione un liceo abilitante che crei una figura base di infermiere. Meglio formare professionisti in Italia fin dal liceo piuttosto che ricorrere a personale straniero non integrato nel Sistema sanitario nazionale (Quotidiano Sanità, Ottobre 2025).
Poi abbiamo il Senatore Zaffini di Fratelli d'Italia (FdI), con l'emendamento Zaffini, è intervenuto nella recente Legge di Bilancio 2026, proponendo di finanziare la dirigenza sanitaria non medica attingendo alle risorse destinate all'indennità di specificità infermieristica, un'azione criticata dai sindacati (Nursind) che vedono minacciato il riconoscimento economico e il benessere del personale infermieristico.
Questi due esempi sono emblematici e significativi di come la politica italiana sia distante anni luce dai bisogni dei cittadini.
Se consideriamo che la popolazione oggi vive più a lungo ma è anche afflitta da malattie croniche e comorbilità, con una percentuale crescente di over 65 che soffrono di più patologie contemporaneamente (cardiovascolari, diabete, respiratorie, tumori), variabile che richiede un aumento della domanda di cure, nonostante una speranza di vita più lunga.
La Popolazione più longeva ma più malata, cosa comporta?
Di poter disporre di personale competente e qualificato. Pretendiamo sicurezza nelle cure erogate da parte dei medici, perché no dagli infermieri?
Cosa ci fa pensare che basti un percorso di studi raffazzonato per garantire la sicurezza nelle cure?
Una formazione minimale, il reclutamento presso paesi in via di sviluppo, OSS utilizzati come infermieri, nuove figure come l’assistente infermiere e chi più ne ha più ne metta, queste le possibili soluzioni individuate piuttosto che risolvere il problema alla radice?
Gli stipendi degli infermieri italiani sono significativamente più bassi rispetto alla media europea, posizionando l'Italia tra i paesi con le retribuzioni più basse in Occidente, nonostante l'elevata professionalità e responsabilità della categoria.
Parlando di “professione infermieristica” è utile ricordare che esiste una Legge sull'Equo Compenso (L. 49/2023) che cita testualmente: "Il vero professionista merita di essere valorizzato e remunerato equamente per la qualità e quantità del suo lavoro", richiede quindi proporzionalità tra compenso e prestazione.
Principi di Valorizzazione e Remunerazione:
Þ Equità e Proporzionalità: La legge 49/2023 definisce il compenso equo come proporzionato alla quantità e qualità del lavoro, e conforme ai parametri ministeriali previsti per le varie professioni.
L’equo compenso delle professioni sanitarie è un principio giuridico ed economico che prevede che i professionisti del settore sanitario (come tecnici sanitari infermieri, fisioterapisti, psicologi, ostetriche, medici, ecc.) ricevano un compenso proporzionato alla qualità e quantità del lavoro svolto, rispettando la dignità professionale e le competenze richieste.
Obiettivi dell’equo compenso:
- Tutela della dignità professionale: evitare che i professionisti sanitari vengano sottopagati o sfruttati.
- Garanzia di qualità delle prestazioni sanitarie: compensi adeguati incentivano un servizio di alta qualità per i pazienti.
- Corretto rapporto tra le parti: stabilire condizioni contrattuali giuste, soprattutto nei rapporti con soggetti forti come enti pubblici, assicurazioni o grandi strutture sanitarie private.
Riferimenti normativi
Il concetto di equo compenso è stato rafforzato con la Legge 49/2023, per tutti i liberi professionisti iscritti agli Ordini. La legge stabilisce che:
- Il compenso deve essere proporzionato alla prestazione.
- Gli accordi con clausole vessatorie (es. pagamenti troppo bassi o tempi di pagamento troppo lunghi) sono nulle.
Chi tutela l’equo compenso?
- Gli Ordini professionali (come FNOTSRM-PSTRP-FNOPI, ecc.).
- Le associazioni di categoria.
- L’Autorità giudiziaria, nel caso di contenziosi.
Detto questo, finchè gli Infermieri non saranno adeguatamente remunerati e valorizzati, aspettiamoci università sempre più deserte, reparti che si accorpano o che chiudono senza colpo ferire.
Gli infermieri “potrebbero non mancare”, basta trattarli da Professionisti.
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