15 dicembre 2025

Gli infermieri potrebbero non mancare, basta trattarli da Professionisti

Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Carenza infermieri in Italia: cause, stipendi e soluzioni per salvare il Servizio Sanitario Nazionale

Settore: Sanità pubblica, politiche sanitarie e professioni sanitarie
Problema principale utente: carenza infermieri in Italia e qualità dell’assistenza sanitaria

Perché la carenza di infermieri riguarda tutti

La carenza infermieri in Italia non è solo un problema organizzativo del Servizio Sanitario Nazionale, ma una questione che incide direttamente sulla sicurezza delle cure, sui tempi di assistenza e sulla qualità della sanità pubblica.

Secondo i dati della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), nel nostro Paese mancano almeno 65.000 infermieri per garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e raggiungere gli standard europei. Le stime più ampie, considerando pensionamenti e aumento della domanda sanitaria, superano i 100.000 professionisti mancanti.

Il rapporto attuale è di circa 5,8 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro una media europea di 8,4.

Questo squilibrio rende evidente un punto centrale: la carenza infermieri in Italia non è un’emergenza temporanea, ma un problema strutturale.

Carenza infermieri in Italia: cause, stipendi e soluzioni per salvare il Servizio Sanitario Nazionale

Quanti infermieri mancano davvero in Italia

La carenza di personale infermieristico deriva da più fattori contemporanei:

  • pensionamenti massivi;
  • aumento della popolazione anziana;
  • crescita delle malattie croniche;
  • scarso turnover;
  • ridotta attrattività della professione.

La conseguenza è un carico di lavoro sempre più elevato per gli operatori rimasti e un rischio crescente per la continuità assistenziale.


Infermieri italiani all’estero: il fenomeno della fuga professionale

Un elemento chiave della carenza infermieri in Italia è la migrazione verso l’estero.

Nel tempo circa 20.000 infermieri formati in Italia si sono trasferiti stabilmente fuori dal Paese.

I dati OCSE (2019-2021) indicavano:

  • 15.109 infermieri italiani attivi all’estero;
  • circa 2.700 professionisti stimati solo in Germania.

Il flusso annuale

Le stime divergono:

  • alcune proiezioni sindacali parlano di 6.000 infermieri emigrati nel 2023 e altri 8.000 previsti entro il 2024;
  • altre rilevazioni indicano numeri più contenuti;
  • i dati FNOPI basati sulle cancellazioni dagli albi stimano 200-300 trasferimenti stabili l’anno.

Nonostante le differenze metodologiche, il fenomeno resta evidente: l’Italia forma professionisti che poi lavorano altrove.

Perché gli infermieri lasciano l’Italia

La carenza infermieri in Italia non dipende dalla mancanza di vocazione, ma dalle condizioni lavorative.

Le principali motivazioni sono:

  • stipendi inferiori alla media europea;
  • carichi di lavoro elevati;
  • scarse prospettive di carriera;
  • responsabilità elevate non adeguatamente riconosciute;
  • stress professionale crescente.

Molti Paesi europei offrono condizioni economiche e organizzative più competitive, rendendo l’espatrio una scelta razionale.


Le proposte politiche per affrontare la carenza infermieri

Nel dibattito politico sono emerse diverse proposte, spesso controverse.

Il liceo infermieristico abilitante

Il presidente della Commissione Finanze del Senato, Massimo Garavaglia, ha proposto l’introduzione di un liceo infermieristico abilitante, con l’obiettivo di anticipare la formazione e trattenere le competenze in Italia.

Secondo questa visione, il percorso universitario sarebbe troppo lungo e poco attrattivo.

L’emendamento Zaffini

Nella Legge di Bilancio 2026 è stato presentato un emendamento per finanziare la dirigenza sanitaria non medica utilizzando risorse destinate all’indennità di specificità infermieristica.

I sindacati di categoria hanno criticato la misura, ritenendola penalizzante per il personale infermieristico.

Mini riepilogo:

  • proposte di riforma formativa;
  • redistribuzione delle risorse economiche;
  • forte distanza percepita tra politica e bisogni professionali.


Una popolazione più longeva ma più malata

La carenza infermieri in Italia diventa ancora più critica considerando l’evoluzione demografica.

Oggi la popolazione vive più a lungo, ma presenta:

  • malattie cardiovascolari;
  • diabete;
  • patologie respiratorie;
  • tumori;
  • comorbilità multiple negli over 65.

Una maggiore longevità comporta un aumento continuo della domanda di assistenza sanitaria.

Questo richiede personale altamente qualificato, stabile e adeguatamente formato.

Formazione rapida o qualità delle cure?

Una delle questioni centrali riguarda la qualità formativa.

Tra le soluzioni proposte compaiono:

  • percorsi formativi ridotti;
  • reclutamento dall’estero;
  • utilizzo improprio di OSS come infermieri;
  • introduzione di nuove figure intermedie.

La domanda fondamentale diventa: può una formazione minimale garantire sicurezza nelle cure?

La professione infermieristica richiede competenze cliniche avanzate, capacità decisionali e responsabilità diretta sul paziente.

Ridurre la formazione rischia di compromettere la qualità dell’assistenza.

Stipendi infermieri e Legge sull’Equo Compenso

Un nodo decisivo della carenza infermieri in Italia riguarda la retribuzione.

Gli stipendi degli infermieri italiani risultano tra i più bassi dell’Europa occidentale, nonostante l’elevata complessità professionale.

La Legge sull’Equo Compenso (L. 49/2023) stabilisce un principio fondamentale:

Il compenso deve essere proporzionato alla qualità e quantità del lavoro svolto.

Principi dell’equo compenso sanitario

  • tutela della dignità professionale;
  • prevenzione del sottopagamento;
  • garanzia di qualità delle prestazioni;
  • equilibrio contrattuale tra professionista e istituzioni.

Un professionista adeguatamente valorizzato offre un servizio più stabile, sicuro ed efficace.

Chi tutela l’equo compenso degli infermieri

La normativa individua diversi soggetti di tutela:

  • Ordini professionali (FNOPI e altri);
  • associazioni di categoria;
  • autorità giudiziaria in caso di contenzioso.

Il riconoscimento economico diventa quindi anche uno strumento di tutela del sistema sanitario.

Le conseguenze della carenza infermieri sul SSN

Se il problema non viene affrontato alla radice, gli effetti sono già visibili:

  • reparti accorpati o chiusi;
  • aumento delle liste d’attesa;
  • maggiore rischio clinico;
  • università infermieristiche sempre meno frequentate;
  • riduzione dell’attrattività della professione.


Benefici concreti della valorizzazione infermieristica

Investire sugli infermieri produce vantaggi diretti per i cittadini:

  • maggiore sicurezza nelle cure;
  • riduzione delle complicanze cliniche;
  • continuità assistenziale;
  • minori ricoveri evitabili;
  • miglior qualità della vita per pazienti cronici e anziani.

La soluzione alla carenza infermieri in Italia non riguarda solo il numero di professionisti, ma il riconoscimento del loro valore.


Conclusione: gli infermieri non mancano, mancano le condizioni giuste

La carenza infermieri in Italia non è inevitabile.

Il Paese continua a formare professionisti competenti, ma fatica a trattenerli.

Finché gli infermieri non saranno:

  • adeguatamente remunerati,
  • valorizzati professionalmente,
  • sostenuti nelle condizioni di lavoro,

continueremo ad assistere a università vuote e reparti in difficoltà.

Gli infermieri potrebbero non mancare affatto: basta trattarli da professionisti.


Se vuoi approfondire temi legati a sanità pubblica, diritti dei professionisti sanitari e sostenibilità del SSN, continua a seguire il blog di Gabriella Scrimieri, dedicato all’informazione consapevole e alla tutela della salute collettiva.

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