3 novembre 2025

La situazione della sanità è drammatica: “Non va tutto bene”

Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Crisi della sanità pubblica in Italia: dati, cause e conseguenze per i cittadini


La crisi della sanità pubblica in Italia è oggi uno dei temi più rilevanti nel dibattito politico e sanitario. Nonostante le narrazioni rassicuranti, i dati ufficiali mostrano un sistema sotto pressione, segnato da tagli, definanziamenti e crescente ricorso alla spesa privata.

Comprendere la crisi della sanità pubblica in Italia significa analizzare numeri, scelte politiche e impatti concreti sulla vita delle persone, soprattutto in un contesto in cui il diritto alla salute rappresenta un principio costituzionale fondamentale.

Tagli strutturali e riduzione dei servizi: le radici della crisi della sanità pubblica in Italia

Negli ultimi dieci anni il Servizio Sanitario Nazionale ha subito:

  • Tagli al personale
  • 10.000 posti letto in meno
  • 74 ospedali chiusi (Annuario Statistico del SSN 2023)

Questi dati spiegano come la crisi della sanità pubblica in Italia non sia un fenomeno recente, ma il risultato di scelte protratte nel tempo da governi diversi.


Spesa sanitaria e rinuncia alle cure: l’impatto diretto sui cittadini

Secondo il Rapporto annuale 2025 di ISTAT e l’8° Rapporto GIMBE sul SSN (8 ottobre 2025), nel 2024:

  • 41,3 miliardi (22,3%) sono stati pagati direttamente dalle famiglie (out of pocket)
  • Un italiano su dieci (5,8 milioni di persone) ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria
  • I motivi principali sono liste d’attesa lunghe e difficoltà economiche

Nel 2024 il 5,7% dei cittadini ha rinunciato alle cure per motivi economici.

Questi numeri evidenziano una delle conseguenze più gravi della crisi della sanità pubblica in Italia: l’accesso alle cure non è più garantito in modo uniforme.


Fondo Sanitario Nazionale e rapporto con il PIL

Dopo i tagli del decennio 2010-2019 e le risorse straordinarie assorbite dalla pandemia (2020-2022), il Fondo Sanitario Nazionale (FSN) è cresciuto nel triennio 2023-2025 di 11,1 miliardi, passando da 125,4 a 136,5 miliardi.

Tuttavia:

  • L’inflazione (5,7% nel 2023) ha eroso gran parte delle risorse
  • Il rapporto FSN/PIL è sceso dal 6,3% (2022) al 6% (2023), attestandosi al 6,1% nel 2024-2025
  • In termini assoluti si stima una riduzione complessiva di 13,1 miliardi rispetto al PIL

Nel 2024 la spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,3% del PIL, inferiore alla media OCSE (7,1%) e a quella europea (6,9%).

Confronto europeo

  • Germania: 10,6% del PIL
  • Portogallo: 6,4% del PIL
  • Italia: 6,3% del PIL

L’Italia è al 14° posto in Europa per spesa pro-capite ed è il fanalino di coda tra i Paesi del G7.

La crisi della sanità pubblica in Italia emerge con chiarezza anche dal divario crescente rispetto agli altri Paesi europei.


Si vive di più, ma si vive peggio: il paradosso della salute

L’aspettativa di vita ha raggiunto nuovi massimi:

  • 81,4 anni per gli uomini
  • 85,5 per le donne

Ma la speranza di vita in buona salute è molto più bassa:

  • 59,8 anni per gli uomini
  • 56,6 per le donne

In un solo anno le donne hanno perso 1,3 anni di vita in buona salute, il dato peggiore dell’ultimo decennio.

Questo fenomeno rappresenta un indicatore diretto della crisi della sanità pubblica in Italia, dove prevenzione e qualità della vita risultano insufficientemente sostenute.


Mortalità evitabile e prevenzione

Un indicatore chiave per valutare il sistema sanitario è la mortalità evitabile sotto i 75 anni, suddivisa in:

Mortalità trattabile

Capacità del sistema di diagnosticare e curare in modo tempestivo.

Mortalità prevenibile

Legata a prevenzione primaria e promozione di stili di vita salutari.

Per ridurre questi decessi sono necessari:

  • Screening
  • Diagnosi precoce
  • Investimenti terapeutici

Se però i cittadini rinunciano alle cure per liste d’attesa o costi elevati, il rischio di mortalità prevenibile aumenta, aggravando la crisi della sanità pubblica in Italia.

Crescita della sanità integrativa e ruolo delle assicurazioni

In Lombardia, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera (12 ottobre 2025), la Regione ha avviato accordi tra strutture pubbliche e fondi, mutue e assicurazioni.

Il fenomeno è confermato dal rapporto Oasi 2024 del centro studi Cergas della Università Bocconi:

  • Contributi a fondi sanitari passati da 2.363 a 2.841 milioni (2018-2021)
  • Contribuenti aumentati da 7,8 a oltre 10 milioni

Esempio citato: UnipolSai ha acquisito Santagostino.

Le strutture pubbliche potranno negoziare tariffe con assicurazioni e mutue, con prezzi inferiori al tariffario privato, ma destinati a chi sottoscrive coperture integrative.

Questa evoluzione è parte integrante della crisi della sanità pubblica in Italia, poiché introduce una distinzione crescente tra chi può pagare e chi no.


Profili costituzionali: diritto alla salute e iniziativa economica

L’articolo 32 della Costituzione tutela il diritto alla salute.
L’articolo 41 stabilisce che l’iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o arrecare danno alla salute.

Nel contesto attuale, la crisi della sanità pubblica in Italia solleva interrogativi sul bilanciamento tra interesse pubblico e interessi privati, soprattutto in presenza di possibili conflitti tra istituzioni regionali e operatori economici.


Conclusione: quali implicazioni per i cittadini

La crisi della sanità pubblica in Italia emerge dai dati su spesa, accesso alle cure, prevenzione e crescita della sanità integrativa.

I benefici di una maggiore consapevolezza per il cittadino sono concreti:

  • Comprendere come vengono allocate le risorse
  • Valutare l’impatto delle politiche sanitarie
  • Difendere il diritto alla salute sancito dalla Costituzione

Una sanità efficace richiede investimenti proporzionati al PIL, riduzione delle liste d’attesa e rafforzamento della prevenzione. Informarsi sui dati ufficiali è il primo passo per partecipare in modo consapevole al dibattito pubblico e contribuire alla tutela del sistema sanitario nazionale.


Fonte
Garattini S., Il Diritto alla Salute, Edizioni San Paolo, Milano, 2025.

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Perché si propone il reddito di base europeo incondizionato Una misura contro la povertà Il reddito di base europeo incondizionato nasce con l'obiettivo di ridurre il numero di cittadini che vivono in condizioni di povertà, soprattutto negli Stati membri che non garantiscono redditi minimi adeguati. La misura riguarda anche coloro che, pur avendo un'occupazione, non riescono a sostenere il costo della vita e ad acquistare il cosiddetto paniere dei beni essenziali. Gli obiettivi della proposta Secondo i promotori, il reddito di base europeo incondizionato consentirebbe di: garantire una soglia minima di sussistenza dignitosa; scollegare la sopravvivenza economica dal solo lavoro subordinato; offrire maggiore potere contrattuale ai lavoratori; contrastare il fenomeno del lavoro sottopagato; tutelare i cittadini dagli effetti dell'automazione e dell'intelligenza artificiale; ridurre il rischio di indebitamento. Come funziona l'iniziativa dei cittadini europei La proposta sul reddito di base europeo incondizionato è stata registrata dalla Commissione Europea il 7 luglio 2026 . Attualmente la raccolta firme non è ancora iniziata. Le prossime fasi Gli organizzatori avranno: 6 mesi di tempo dalla registrazione per completare gli aspetti organizzativi e fissare la data di avvio della raccolta firme; 12 mesi per raccogliere le adesioni una volta aperta ufficialmente l'iniziativa. Per consentire alla Commissione Europea di esaminare formalmente la proposta sarà necessario raggiungere contemporaneamente due requisiti: almeno 1 milione di firme di cittadini dell'Unione Europea; superare la soglia minima prevista in almeno 7 Stati membri. Reddito di base europeo incondizionato e povertà in Italia Il tema del reddito di base europeo incondizionato assume particolare rilevanza anche alla luce dei dati italiani sulla povertà. 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