19 novembre 2025

La Tutela della Salute dipende dalla regione in cui si nasce

Articolo scritto da Gabriella Scrimieri

Autonomia differenziata e disuguaglianze sanitarie: come garantire equità e accesso alle cure in Italia

L’autonomia differenziata e disuguaglianze sanitarie rappresentano una delle principali sfide del sistema sanitario italiano. Oggi, la qualità della tutela della salute dipende fortemente dalla regione di residenza, creando differenze significative nell’accesso ai servizi e nella continuità delle cure. Comprendere i rischi e le opportunità dell’autonomia differenziata e disuguaglianze sanitarie è fondamentale per garantire equità, efficienza e rispetto dei principi costituzionali.

La regionalizzazione del sistema sanitario italiano

Evoluzione normativa

La regionalizzazione del sistema sanitario in Italia ha radici profonde e si è sviluppata attraverso diverse riforme:

  • Riforma del 1992 (d.lgs. 502/1992): ha introdotto le prime competenze regionali nella gestione sanitaria
  • D.lgs. 229/1999: ha confermato la coesistenza tra il carattere nazionale del SSN e la gestione regionale dei servizi
  • Riforma del Titolo V (2001): ha consolidato le autonomie legislative e finanziarie delle regioni, mantenendo un quadro normativo nazionale di riferimento

Questa evoluzione ha creato un sistema in cui la tutela della salute varia significativamente in base al territorio, aumentando il rischio di disuguaglianze sanitarie.

L’autonomia differenziata: opportunità e rischi

La pre-intesa e la Legge 86/2024

La recente firma della pre-intesa per la maggiore autonomia riguarda quattro regioni del Nord e materie escluse dai LEP (Livelli Essenziali di Prestazioni). La Legge 86/2024 stabilisce l’attuazione dell’autonomia differenziata prevista dall’art. 116 della Costituzione, includendo la tutela della salute tra le 23 materie su cui le Regioni possono richiedere maggiore autonomia.

Vantaggi dell’autonomia differenziata

  • Maggiore responsabilità dei governanti nella gestione della cosa pubblica
  • Riduzione degli sprechi grazie a una gestione più mirata delle risorse
  • Incremento dell’efficacia e dell’efficienza dei servizi sanitari

Svantaggi e criticità

  • Aumento delle imposte per sostenere il SSN e rispettare il Piano di rientro
  • Crescita della mobilità sanitaria verso le Regioni del Nord
  • Rallentamento nella riorganizzazione dei servizi nel Mezzogiorno, con alcune regioni ancora in Piano di rientro o commissariate
  • Possibile contrasto con il PNRR, che mira al riequilibrio territoriale e al rilancio del Sud

Implicazioni per i cittadini

Se l’autonomia differenziata non viene gestita correttamente:

  • Si rischia di ampliare le disuguaglianze sanitarie tra Nord e Sud
  • La mobilità sanitaria aumenterà, con cittadini costretti a spostarsi per ottenere cure adeguate
  • Si potrebbe violare il principio costituzionale di uguaglianza nel diritto alla salute
  • Le risorse limitate delle regioni potrebbero compromettere l’accesso a servizi essenziali


Conclusione

L’autonomia differenziata e disuguaglianze sanitarie rappresentano una sfida cruciale per il futuro del SSN. Per garantire equità e accesso universale:

  • È fondamentale definire chiaramente i LEP
  • Occorre assicurare finanziamenti adeguati per tutte le regioni
  • Lo Stato deve mantenere controllo e supervisione sulle risorse e sui servizi

Solo così sarà possibile ridurre le disparità regionali, rispettare i principi costituzionali e migliorare l’efficienza complessiva del sistema sanitario italiano, garantendo diritti e servizi essenziali a tutti i cittadini.

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Cos'è il reddito di base europeo incondizionato Il reddito di base europeo incondizionato (RBI) è una proposta sostenuta da un'Iniziativa dei Cittadini Europei che mira a introdurre una misura valida in tutta l'Unione Europea. Dal punto di vista politico, la proposta è sostenuta principalmente da: movimenti civici europei; il gruppo The Left al Parlamento europeo; i Verdi europei; alcuni parlamentari europei. L'obiettivo del reddito di base europeo incondizionato è contrastare la crescente precarietà economica, anche alla luce delle trasformazioni del mercato del lavoro causate dall'automazione e dall'intelligenza artificiale. Il Pilastro europeo dei diritti sociali Il reddito di base europeo incondizionato trova il proprio riferimento nel Pilastro europeo dei diritti sociali. Questo documento individua 20 principi fondamentali che guidano le politiche sociali e del lavoro degli Stati membri. I tre pilastri principali riguardano: pari opportunità condizioni di lavoro eque protezione sociale e inclusione Si tratta, tuttavia, di un documento non vincolante , la cui attuazione resta affidata alle autorità nazionali, regionali e locali. Gli obiettivi dell'Unione Europea contro la povertà La Commissione Europea ha fissato una serie di obiettivi in materia di: occupazione; competenze; inclusione sociale. Tra i risultati attesi vi è la riduzione del numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale. L'obiettivo indicato dalla Commissione prevede infatti che il numero delle persone in questa condizione diminuisca di almeno 15 milioni entro il 2030 . In questo contesto, il reddito di base europeo incondizionato viene considerato da alcuni gruppi politici uno strumento utile per raggiungere tali finalità. Perché si propone il reddito di base europeo incondizionato Una misura contro la povertà Il reddito di base europeo incondizionato nasce con l'obiettivo di ridurre il numero di cittadini che vivono in condizioni di povertà, soprattutto negli Stati membri che non garantiscono redditi minimi adeguati. La misura riguarda anche coloro che, pur avendo un'occupazione, non riescono a sostenere il costo della vita e ad acquistare il cosiddetto paniere dei beni essenziali. Gli obiettivi della proposta Secondo i promotori, il reddito di base europeo incondizionato consentirebbe di: garantire una soglia minima di sussistenza dignitosa; scollegare la sopravvivenza economica dal solo lavoro subordinato; offrire maggiore potere contrattuale ai lavoratori; contrastare il fenomeno del lavoro sottopagato; tutelare i cittadini dagli effetti dell'automazione e dell'intelligenza artificiale; ridurre il rischio di indebitamento. Come funziona l'iniziativa dei cittadini europei La proposta sul reddito di base europeo incondizionato è stata registrata dalla Commissione Europea il 7 luglio 2026 . Attualmente la raccolta firme non è ancora iniziata. Le prossime fasi Gli organizzatori avranno: 6 mesi di tempo dalla registrazione per completare gli aspetti organizzativi e fissare la data di avvio della raccolta firme; 12 mesi per raccogliere le adesioni una volta aperta ufficialmente l'iniziativa. Per consentire alla Commissione Europea di esaminare formalmente la proposta sarà necessario raggiungere contemporaneamente due requisiti: almeno 1 milione di firme di cittadini dell'Unione Europea; superare la soglia minima prevista in almeno 7 Stati membri. Reddito di base europeo incondizionato e povertà in Italia Il tema del reddito di base europeo incondizionato assume particolare rilevanza anche alla luce dei dati italiani sulla povertà. Secondo i dati ISTAT richiamati nel testo: il 9,8% della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta; le persone coinvolte sono stabilmente 5,7 milioni . Numeri che riportano al centro del dibattito la necessità di individuare strumenti efficaci di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale. Conclusione: una nuova opportunità per il contrasto alla povertà? Il reddito di base europeo incondizionato rappresenta una proposta che punta a rafforzare la protezione sociale nell'Unione Europea, garantendo un sostegno economico minimo ai cittadini e affrontando le nuove sfide poste dalla precarietà lavorativa e dall'evoluzione tecnologica. Resta ora da verificare se l'iniziativa riuscirà a raccogliere il consenso necessario per essere esaminata dalle istituzioni europee. 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